Progetto RES

 Documento programmatico

della Rete di Economie Solidali

 A cura del Gruppo di Lavoro RES

Bozza del 27 febbraio 2005

www.retecosol.org

 

INTRODUZIONE

Questo documento riassume le prospettive programmatiche per lo sviluppo in Italia di una Rete di Economie Solidali (RES). La sua scrittura è stata avviata nell'ottobre 2004 da parte del gruppo di lavoro che segue questo percorso sulla base dell'indice riportato qui di seguito.

 1) L'orizzonte

(obiettivo a lungo termine)

 2) La situazione

(dove siamo arrivati in questo momento)

 3) Il ruolo

(quale ruolo la rete di economia solidale vuole giocare)

 4) Principi e criteri

(revisione dei principi della carta e criteri di verifica)

 

5) I distretti di economia solidale

(cosa sono i distretti, le esperienze in corso, gli strumenti a disposizione)

 

6) Le monete

(utilizzo delle valute complementari per le reti di economia solidale)

 

7) Forme organizzative per la RES

(associazione o altre forme organizzative, rapporto con i distretti, eventuale marchio)

 

La scrittura del documento avviene in forma collaborativa attraverso gli incontri del gruppo di lavoro RES e il sito www.socialforge.net che mette a disposizione gli strumenti per aggiungere contributi o commenti al testo. Fino a questo momento hanno contribuito alla stesura del documento Davide Biolghini, Andrea Saroldi, magius, Dalma Domeneghini, Loris Asoli, Sergio Venezia, i distretti che hanno raccontato la loro esperienza e i partecipanti agli incontri del gruppo di lavoro. Questa prima versione, in cui sono sviluppati solo i capitoli 2, 4 e 5, è stata preparata sulla base dell'incontro sui distretti del 28 novembre 2004 a Ca' Forneletti e degli incontri del gruppo di lavoro RES nel periodo da dicembre 2004 a febbraio 2005.

2 - LA SITUAZIONE

2.1 - L’economia solidale in Italia e nel mondo

In Italia le esperienze di economia solidale iniziano negli anni ‘80 con il commercio equo e solidale e le MAG (Mutua Auto Gestione). Il primo vuole trovare canali alternativi per l’importazione e la vendita dei prodotti del Sud, secondo una logica di relazione diretta e di presa di coscienza circa l’utilizzo del proprio denaro; le seconde applicano queste stesse logiche alla gestione del risparmio canalizzando i prestiti dei risparmiatori verso progetti ad alto contenuto sociale o ambientale. Negli stessi anni prende piede l'esperienza delle Banche del Tempo e, in dimensione minore, dei Sistemi di Scambio Locale. Pur se provenienti da un orizzonte culturale completamente diverso in termini valoriali rispetto al Commercio Equo ed alle MAG (i valori dominanti sono relativi alla socializzazione, la reciprocità e la qualità dei tempi di vita), queste esperienze portano da un lato il segno innovativo della dimensione dello scambio paritario, incontenibile nelle pure logiche del mercato, e dell'altro quello della gratuità e del volontariato.

      Dopo il commercio e la finanza, gli anni ‘90 vedono la nascita delle attività legate al consumo e agli stili di vita. Nascono i gruppi dei bilanci di giustizia, i gruppi di acquisto solidali e si diffondono i concetti legati al potere del consumatore e al consumo critico, soprattutto attraverso la pubblicazione della “Guida al Consumo Critico” nel 1996.

      Oggi tutte queste esperienze sono in crescita: esistono in Italia circa 400 botteghe del commercio equo e solidale (Botteghe del Mondo), le MAG attive sono cinque (Torino, Milano, Reggio Emilia, Verona, Venezia) e dalla loro esperienza è nata Banca Etica, le banche del tempo censite sono numerose, i gruppi d’acquisto solidale registrati sono 170 oltre a molti altri informali, e gruppi di bilanci di giustizia si trovano in diverse città italiane.

      Il rapporto IREF sull'associazionismo sociale 2003 "Il sottile filo della responsabilità civica" indica "l'emergere di un nuovo volontariato personale caratterizzato dall'adozione di comportamento socialmente responsabili: consumo critico, risparmio ed investimento etico, stili di vita sobri, filantropia, etc.".

      Tutte queste esperienze, insieme ad altre come il turismo responsabile, le cooperative sociali e i piccoli agricoltori biologici, rappresentano forme di economia che considerano l’attività economica come uno strumento per il soddisfacimento dei propri bisogni e come occasione di relazione tra le persone; esse possiedono- in un certo senso - principi di rispetto delle persone e dell’ambiente all’interno del loro codice genetico, e non come vincoli esterni.

      Anche se con molte differenze, qualcosa di simile sta succedendo in molte parti del globo, soprattutto in America Latina, dove si diffondono forme economiche che presentano insieme un forte legame con la tradizione, una certo grado di innovazione ed un accento importante sugli aspetti di mutualità. Per fare qualche esempio potremmo citare in Argentina i “club del baratto” che coinvolgono circa 4 milioni di persone, oppure le fabbriche “recuperate” in cui i lavoratori rilevano una fabbrica dal proprietario intenzionato a chiuderla per continuare l’attività secondo forme autogestite.

      Pur nella evidente diversità, tra queste esperienze sta nascendo la consapevolezza di trattarsi di forme economiche che vogliono applicare la collaborazione alle diverse attività umane; si sta quindi affermando il termine “economia solidale” per rappresentarle, anche se non si può trattare di una definizione precisa in quanto si riferisce ad esperienze molto varie.

      Inoltre, l’economia solidale come prospettiva per creare occupazione, difendere l’ambiente, migliorare le condizioni di lavoro e conservare il legame con il territorio è un argomento presente nel dibattito sull’economia in diversi paesi del mondo, tra gli altri anche in Francia, Spagna e Canada. In Brasile una segreteria del governo è dedicata all’economia solidale come prospettiva di sviluppo.

2.2 - Il percorso verso la Rete di Economie Solidali

In questa situazione molto vivace, il percorso verso la costruzione di reti di economia solidale in Italia prende avvio in modo esplicito il 19 ottobre 2002 a Verona nel corso di un seminario sulle "Strategie di rete per l'economia solidale" promosso dal GLT Impronta Ecologica e Sociale della Rete di Lilliput e preparato insieme a diverse realtà italiane di economia solidale. Nel corso del seminario le numerose persone e realtà convenute hanno deciso di iniziare questo viaggio collettivo. E' stato quindi creato un gruppo di lavoro (GdL RES) su base volontaria che si occupa di promuovere in Italia la formazione di reti di economia solidale. Il gruppo è aperto a tutti quanti intendano contribuire.

      Il primo passo è stata la definizione della "Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale" (“Carta RES”), presentata nel maggio 2003 alla fiera Civitas di Padova. Nella Carta si riassumono le caratteristiche delle esperienze di economia solidale e si lancia la proposta di attivare i "distretti di economia solidale" (DES), come laboratori in cui sperimentare la strategia delle reti a partire dalle esigenze e dalle caratteristiche dei territori.

      La proposta prevede la attivazione di questi esperimenti al fine di poter verificare nel concreto l'efficacia della strategie delle reti a partire dalla dimensione locale, così da consentire la valutazione e la diffusione di queste esperienze.

 

4 – PRINCIPI E CRITERI

I principi a cui si ispirano la riflessione e gli esperimenti sulle reti di economia solidale sono espressi nella “Carta per la rete italiana di economia solidale” (“Carta RES”) presentata nel maggio 2003 ed ora in fase di revisione.

      Se la Carta definisce i principi, questi vengono poi tradotti in criteri che stabiliscono le caratteristiche richieste alle realtà che intendono aderire ai distretti di economia solidale. I criteri, per essere tali, devono essere verificabili. La definizione dei metodi di verifica viene però lasciata ai singoli distretti.

      Da una analisi delle esperienze in corso da parte dei nascenti distretti sono emersi i criteri riportati qui di seguito, raggruppati in criteri condivisi dai diversi distretti, condivisi ma considerati in prospettiva (“a tendere”) e criteri su cui esistono posizioni diverse tra i vari distretti.

4.1 – Criteri condivisi

Questi criteri sono condivisi dai distretti, essi sono ritenuti un elemento fondamentale per la partecipazione di una realtà al distretto di economia solidale.

Adesione ai principi dell'economia solidale

Le realtà che partecipano ai distretti di economia solidale (DES) devono indicare la loro adesione ai principi dell'economia solidale come espressi nella “Carta RES” o eventualmente precisati in una corrispondente Carta del distretto.

Presenza sul territorio

Il distretto definisce autonomamente la sua estensione territoriale. Una volta definito tale ambito territoriale, le realtà che aderiscono al distretto devono essere presenti con una una sede operativa all'interno del territorio.

Utilizzo degli utili per lo sviluppo del distretto

Una parte degli utili o delle risorse delle realtà aderenti deve essere utilizzata per lo sviluppo del distretto.

Trasparenza

Le realtà che aderiscono al distretto devono essere disponibili a fornire informazioni sulle loro attività, sul loro bilancio e sui meccanismi di formazione del prezzo.

4.2 – Criteri “a tendere”

Questi criteri sono considerati in prospettiva. Vengono cioè considerati importanti ma non si ritiene di doverli considerare vincolanti da subito. Si immagina cioè un periodo di transizione per consentire alle realtà aderenti di adeguarsi a queste richieste.

Lavoro stabile e qualificato

Le realtà produttive del distretto devono basarsi per quanto possibile su contratti di lavoro che siano stabili e qualificati.

Potere decisionale dei lavoratori

Le realtà produttive del distretto devono prevedere la partecipazione dei lavoratori nelle decisioni.

4.3 – Criteri controversi

Questi criteri non sono condivisi tra i diversi distretti, esistono cioè delle posizioni differenti  tra gli esperimenti in corso. Un'analisi di questi esperimenti potrà aiutare a capire quali sono le caratteristiche che i distretti vengono ad avere a seconda dei criteri di inclusione adottati.

Adesione dei singoli cittadini

Alcuni distretti prevedono che le realtà che lo costituiscono siano di tipo collettivo, per cui sono esclusi come aderenti i singoli cittadini, anche se questi possono naturalmente avere un ruolo attivo all'interno del distretto. In altri casi si prevede invece che i singoli cittadini possano aderire direttamente al distretto.

Adesione delle società di capitale

Alcuni distretti vietano espressamente ad una società di capitale (in particola per una S.p.A.) di aderire al distretto, perché questo è ritenuto in contraddizione con i principi di partecipazione democratica e utilizzo degli utili dichiarati nella Carta RES. Questi distretti prevedono la figura dello “sponsor” che senza aderire al distretto ne sostiene però le attività. Altri distretti invece non condividono questa posizione e non pongono problemi alla partecipazione di una società di capitale tra gli aderenti al distretto.

Adesione degli enti pubblici

Alcuni distretti non prevedono che gli enti pubblici possano aderire al distretto, in quanto questo è riservato in modo prioritario alle realtà economiche di produzione, servizi e consumo. Per questi gli enti pubblici possono avere un ruolo importante ma dall'esterno del distretto come soggetto con cui confrontarsi. Altri distretti invece prevedono l'adesione al distretto da parte degli enti pubblici, in particolare degli enti locali.

Adesione dei sindacati

Lo stesso discorso svolto per gli enti pubblici si ripropone per i sindacati, che possono essere considerati o meno tra le realtà che aderiscono al distretto a secondo delle esperienze.

Rispetto della legalità

Alcuni distretti pongono in modo esplicito il criterio del rispetto della legalità tra le condizioni di adesione. Altri invece non lo ritengono un punto che vada dichiarato esplicitamente.

 

5 – I DISTRETTI DI ECONOMIA SOLIDALE

5.1 - Cosa è un Distretto di Economia Solidale (DES)

Il distretto di economia solidale (DES) è un circuito economico locale tra le realtà dell'economia solidale attive sul territorio nei diversi settori: produzione, servizi, distribuzione, consumo. A titolo esemplificativo, il progetto prevede che (dalla “Carta per la rete italiana di economia solidale”):

le imprese dei DES acquistano beni e servizi per la produzione, prioritariamente dalle altre aziende dell'economia solidale e vendono i loro beni e servizi, prioritariamente alle strutture distributive o di consumo dell'economia solidale;

i consumatori acquistano prioritariamente beni e servizi che provengono dalle imprese dell'economia solidale e partecipano alla realizzazione dei progetti;

i risparmiatori-finanziatori e le loro strutture esecutive finanziano imprese e progetti dell'economia solidale;

gli Enti Locali (in particolare i Comuni) interessati al progetto, favoriscono sul loro territorio la formazione dei DES, agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro Associazioni;

le associazioni in sintonia con i principi dell'economia solidale ne diffondono la cultura;

insieme, tutti questi soggetti praticano e fanno cultura e informazione sui temi e sulle esperienze dell'economia solidale.

 

La proposta dei distretti è stata lanciata con la “Carta per la rete italiana di economia solidale” nel maggio 2003 per sperimentare sul campo la strategia delle reti a partire dalla dimensione locale, con l'idea di condurre degli esperimenti per valutare nella pratica il funzionamento e le difficoltà di questa strategia.

      La logica del distretto è quella di creare un circuito economico tra le realtà locali dell'economia solidale in modo da poter rafforzare queste stesse realtà e fornire risposte ai consumatori critici che chiedono prodotti e servizi rispettosi delle persone e dell'ambiente. Lo sviluppo di questi distretti costituisce una prospettiva che ha le potenzialità per valorizzare le risorse del luogo, creare occupazione e difendere le fasce deboli.

      Si ritiene che la costruzione dei distretti sia un passaggio fondamentale per la costruzione di una rete italiana di economie solidali, immaginando quest'ultima come un intreccio tra organizzazioni di settore e reti territoriali. La scelta di partire dai distretti è inoltre una conseguenza della forte valorizzazione della dimensione locale all'interno della prospettiva dell'economia solidale, in cui immaginiamo che le forme di “autogoverno” dei territori si debbano esprimere anche sotto il profilo economico.

      La costruzione dei distretti può partire dalle diverse realtà che già operano nei territori, come ad esempio i gruppi di acquisto solidali, le botteghe del mondo, le realtà di finanza etica e di turismo responsabile, i piccoli produttori biologici, le cooperative sociali e le cooperative che offrono servizi e beni di consumo, gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi che condividono le regole dell'economia solidale.

      La creazione di questo circuito tra le diverse realtà dell'economia solidale rinforza chi vi partecipa in quanto le risorse immesse nel circuito rimangono al suo interno senza fuggire via. In questa prospettiva gli utili realizzati all'interno del circuito vengono impiegati per rafforzare le realtà esistenti e creare o convertire altre realtà per realizzare in modo solidale i prodotti ed i servizi di cui i consumatori hanno bisogno.

      I prodotti ed i servizi che non sono disponibili all'interno di un distretto vengono scambiati a livello paritario con gli altri distretti o le altre realtà di economia solidale presenti nei luoghi di produzione.

      Questa è, espressa in modo sintetico, l'idea di base dei distretti di economia solidale, per maggiori approfondimenti si possono vedere la bibliografia ed i documenti presenti sul sito www.retecosol.org. Bisogna però dire che si tratta di un esperimento in corso, e quindi non esistono ricette o procedure definite su come si possano nel concreto costruire i distretti e come questi debbano funzionare. La proposta è infatti proprio quella di avviare delle sperimentazioni sui territori disponibili per poter confrontare i metodi adottati ed i risultati ottenuti e quindi, attraverso lo scambio di esperienze, stabilire quali esempi possano servire da riferimento per chi vuole iniziare. Può quindi essere utile analizzare le esperienze in corso per vedere quali sono gli strumenti che sono stati scelti per lo sviluppo dei distretti e quali sono i loro punti di forza e di debolezza.

5.2 - Le prime esperienze di distretti

Le esperienze in corso hanno caratteristiche fra loro diverse e tutte sono in fase di avvio, anche se dietro ai processi esplicitamente avviati per la costituzione di Distretti di Economie Solidali esiste comunque una realtà ricca di soggetti che lavorano per il raccordo dei cicli di produzione e consumo, secondo i criteri espressi dalla carta RES.

A Roma il DES dovrebbe nascere in rapporto alla “Città dell’Economia Solidale”, progetto finanziato dal Comune. Il cantiere è stato avviato e la conclusione dei lavori è prevista per la primavera del 2006.

A Torino è stata stilata una “carta” per il DES, su cui sono state raccolte le adesioni di numerose realtà interessate; le prime uscite comuni sono state:

1.  una “Festa dell’economia solidale”, associata ad una mappatura dei soggetti in campo;

2.  la presentazione di un progetto per il bando Equal, approvato ma non finanziato.

In Brianza il percorso del DES è stato avviato, dopo l'incontro con Euclides Mance nell'ottobre 2003, da "La Mondolfiera" e dal Nodo Lilliput Monza e Dintorni, con la proposta di aumentare la presenza dei GAS e favorirne il coordinamento (la “Retina” nasce il 28 aprile 2004), presentare il progetto alle famiglie di soggetti interessate (estate 2004) e costituire un Gruppo Motore per il D.E.S.Bri. (novembre 2004).

Nell’area milanese si è costituito il DES promosso dal Forum Consumo Critico, sono inoltre state avviate queste iniziative:

1.  il laboratorio di Economia Solidale "OtroModo" promosso da Mondo Comunità e Famiglia con la “cordata del lavoro” che raggruppa le imprese ad esso associate;

2.  la presentazione del progetto Equal "NuoviStilidiVita" da parte di Mag2/Agemi, Forum Cooperazione e Tecnologia, Banca Popolare Etica, CAES, BIC La Fucina (il progetto è stato approvato).

A Como una proposta di DES è gestita dal nodo locale di Lilliput, a partire dalla Fiera “L’isola che c’è” (settembre 2004), promosso con il Coordinamento Comasco per la Pace.

Nelle Marche, in occasione della Fiera Eco&Equo di ottobre '04 è stata lanciata una proposta di DES dalla Cooperativa "Mondo Solidale" che gestisce tutte le botteghe regionali del Commercio Equo.

Altre realtà si muovono nella direzione indicata dalla “Carta di intenti” di RES, ad esempio:

Bilanci di Giustizia con il progetto “Stilinfo” a Venezia

il Centro Sperimentazione Autosviluppo nel sud della Sardegna

numerosi nodi di Lilliput, che ha posto i progetti DES tra le proprie priorità.

Nuclei di RES sono inoltre attivi a Lodi, Treviso, Verona, provincia di Alessandria, Fidenza (PR), Bologna, Lucca, Napoli, Calabria, Trentino. Significative sono infine le prime contaminazioni con i progetti “Terrà e libertà/Critical wine” e De.Co. (Denominazione Comunale), promossi da soggetti "altri" come Edizioni Veronelli, Banca della Solidarietà, alcuni Centri Sociali del Nord, con cui sono stati attivati degli scambi a partire dalla Carta dei principi di RES.

 

5.3 - Soggetti promotori

    Tavolo dell'economia solidale

La creazione del distretto è sempre sostenuta da un gruppo promotore: in alcune realtà questo gruppo ha costituito il “Tavolo dell'economia solidale” con il fine di promuovere la nascita del distretto.

      Nelle Marche è stato creato il Tavolo dell'Economia Solidale, con la partecipazione delle diverse realtà di economia solidale presenti sul territorio e che si è dotato di un suo regolamento.    A Roma il “Tavolo dell'Altra Economia” è stato promosso invece dal Comune, che ha invitato le diverse realtà. In Brianza è stato costituito il “Gruppo Motore” del distretto.

      Questi tavoli, o in generale il gruppo di promozione del distretto, possono essere avviati da realtà diverse: ad esempio dai nodi locali della Rete di Lilliput (Torino, Como, Brianza), da una cooperativa di commercio equo (Marche), da un’altra organizzazione (Milano, Brianza) o dal Comune (Roma).

 

5.4 - Attività e strumenti

Sin dall’inizio della loro sperimentazione i distretti hanno scelto alcuni strumenti ed attività per potersi meglio organizzare e promuovere il rafforzamento dei circuiti economici tra le realtà dell’economia solidale. Ne riportiamo qui di seguito un elenco.

    Mailing list e sito

Molti distretti in costruzione si sono dotati di una propria mailing list, specifica per la gestione delle notizie del distretto. Alcuni distretti utilizzano per lo scambio di informazioni e documenti le pagine web loro dedicate sul sito www.retecosol.org, o di un altro sito. Sulle pagine web si trova disponibile il materiale per la conoscenza di base dei distretti, come volantini o descrizioni dei distretti e degli aderenti.

    Pagine arcobaleno

Con pagine arcobaleno intendiamo il censimento delle realtà di economia solidale presenti sul territorio. Spesso la compilazione di queste pagine costituisce il passaggio fondamentale per una prima conoscenza del territorio di riferimento. Questa mappatura infatti richiede di definire i criteri di selezione delle realtà e crea una base di informazioni molto utile allo sviluppo del distretto. Le pagine arcobaleno sono pubblicate su web o su carta, in modo autonomo o insieme ad una casa editrice: ad oggi esistono edizioni per Milano e Lombardia, Roma e Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta, Piacenza, Bologna, Trentino, Como e Verona.

    Festa dell'economia solidale

La realizzazione di fiere può essere uno strumento per tessere legami e per far conoscere al pubblico, e tra loro, le diverse esperienze di economia solidale attive sul territorio. In questa logica sono state organizzate fiere a Torino (“Festa dell'economia solidale”), Como (“L'isola che c'è”), Milano (“Fa' la cosa giusta!”), Ancona (“Eco&Equo”) e Roma (“Festa dell'Altra Economia”) ed in provincia di Alessandria (“Maninfesta”), riscuotendo sempre un ottimo successo.

    Carta dei principi

Alcuni distretti hanno deciso di redigere una loro “Carta dei principi”, per precisare ed attuare localmente i criteri definiti nella “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale”. La “Carta dei principi” locale viene sottoscritta da chi aderisce al distretto.

      Il distretto di Torino e provincia si è dotato di una “Carta dei principi” nel settembre 2003; in questa, oltre a precisare alcuni principi ricavati dalla “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale”, si definiscono i criteri di appartenenza al distretto. Al distretto di Torino e provincia possono partecipare soggetti che svolgono attività economica secondo una di queste categorie: cooperative, cooperative sociali, associazioni, ditte individuali (es. artigiani, commercianti), agricoltori biologici, gruppi di consumatori organizzati (GAS). Inoltre le realtà aderenti devono avere una sede operativa sul territorio della provincia di Torino o nelle sue vicinanze. Dal distretto di Torino sono quindi esclusi, almeno per questa prima fase sperimentale, da una parte i singoli individui e dall'altra le società di capitale (in particolare le S.p.A.). Si prevede però l'esistenza di realtà “simpatizzanti” (sponsor), soggetti economici che condividono i principi del distretto, ma non rientrano nelle categorie di appartenenza.

      A Roma nel novembre 2004 il Tavolo dell'Altra Economia ha redatto una “Carta dei Principi per un'Altra Economia”, approvata dal Comune di Roma. In questa si definiscono o si precisano alcuni criteri aggiuntivi rispetto alla “Carta” nazionale. Ad esempio, parlando delle “imprese” dell'altra economia (punto 4) si afferma che “Tutto il maggior valore creato, in quanto contributo delle capacità umane usate nelle produzioni e nei servizi, viene reinvestito nelle attività di economia alternativa” (punto 4). La Carta romana inoltre ribadisce il ruolo dei consumatori incentrato sulla sobrietà dei consumi (punto 5), accenna alle monete locali come strumento per favorire relazioni improntate allo scambio solidale (punto 8) e all'utilità di impiegare marchi di garanzia e certificazione che contraddistinguono le attività basate su principi alternativi a quelli dominanti (punto 11).

    Sviluppo dei GAS

I consumatori critici organizzati in gruppo, ed in particolare i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), giocano un ruolo fondamentale nel distretto, perché costituiscono la base della domanda che lo sostiene. Per questo motivo alcuni distretti in costruzione scelgono come primo passo la creazione ed il rafforzamento dei GAS sul territorio.

      In questa prospettiva si sta muovendo il futuro distretto della Brianza: Il GAS di Villasanta ha anche stabilito sugli acquisti dei GAS un “fondo di solidarietà”, ottenuto tramite una quota aggiuntiva sugli acquisti pagata dai consumatori dei GAS, che sarà utilizzato per finanziare la creazione, o trasformazione, di imprese che forniscano i prodotti o servizi di cui il distretto ha bisogno.

    Sportello del consumatore critico

Un'altra possibilità per lo sviluppo dei distretti è la creazione di uno sportello informativo per i consumatori critici, in cui dare informazioni sui “nuovi stili di vita” e su dove trovare prodotti e servizi “sostenibili”.

      A Venezia è attivo un progetto denominato “Stilinfo”, promosso dai Bilanci di Giustizia e da MAG Venezia. A Milano lo sportello “OtroModo”, oltre a fornire informazioni, vuole anche essere un luogo di contatto tra le realtà del distretto ed i potenziali consumatori. A Torino è attivo lo “Sportello del Consumatore Critico”.

    Partecipazione a progetti pubblici

In alcuni casi i distretti hanno richiesto per i loro progetti fondi pubblici a Enti Locali o alla Commissione Europea. Ci sembra comunque importante segnalare l'importanza dell’indipendenza dei distretti di economia solidale dalle istituzioni: può essere utile collaborare con le istituzioni su progetti specifici, ma è bene mantenere una propria autonomia.

      Lo sportello “Stilinfo” di Venezia e le pagine arcobaleno di Bologna e Torino sono state finanziati dalle Province.

      I distretti di Torino e Milano hanno partecipato, per lo sviluppo dei distretti in Piemonte e Lombardia, al bando europeo “Equal”: entrambi i progetti sono stati approvati ma solo quello lombardo sarà finanziato.

      A Roma il Tavolo dell'Altra Economia è promosso dal Comune che sta finanziando la costruzione della Città dell'Altra Economia.

 

5.4 - Punti di forza

Questi sono i principali punti di forza segnalati dai distretti:

    sul territorio esistono già numerose realtà di economia solidale e in alcuni casi queste realtà sono in relazione tra loro e abituate a lavorare in rete;

    esiste un’accresciuta sensibilità da parte dell'opinione pubblica nei confronti del consumo critico e dell'economia solidale;

    ci sono notevole interesse ed aspettative per l'economia solidale e le reti, in alcuni casi anche in ambito istituzionale;

    la positività del progetto dei distretti permette di coagulare molte energie;

    il riferimento a territori limitati (tipicamente la dimensioni provinciale) permette una buona gestione delle dinamiche relazionali;

    l'orizzontalità della rete permette di facilitare la partecipazione.

 

5.5 - Punti di debolezza

Questi sono i principali punti di debolezza segnalati dai distretti o emersi dalla analisi:

    le risorse a disposizione dello sviluppo del distretto, a forte base volontaria, sono spesso insufficienti rispetto al ruolo che il distretto vorrebbe poter giocare;

    esistono livelli diversi di coinvolgimento delle realtà e c’è difficoltà nel tenere insieme la partecipazione e la conduzione di progetti operativi, spesso perché non c'è consapevolezza del fatto che le reti sono tendenzialmente aristocratiche e non democratiche;

    è difficile tenere insieme realtà di diverso livello, come singoli, realtà produttive e associazioni di produttori o di consumatori;

    si sente la mancanza di una strategia di fondo di ampio respiro, soprattutto perché mancano progetti federatori, specifici e condivisi;

    è necessario trovare un approccio che unisca teoria e pratica;

    c’è difficoltà ad instaurare nuove relazioni economiche, e a rafforzare in modo strutturale le relazioni esistenti tra i soggetti del distretto, ovvero a creare circuiti economici stabili;

    la struttura molto informale della rete rende difficile l'interazione con alcuni soggetti, in particolare quelli istituzionali;

    c’è difficoltà nel trovare punti di incontro con esperienze vicine;

    non esiste un modello di rete condiviso, ma proposte diversificate;

    manca la capacità di collaborare, integrare le proprie proposte e imparare a rinunciare ad una parte di sé;

    manca un modello condiviso di orizzonte economico di riferimento;

    manca un bilancio delle preesistenti reti di economia alternativa;

    manca consapevolezza sui caratteri distintivi delle imprese etico-solidali;

    manca un modello capace di avviare sinergie virtuose tra settori e DES.

 

5.6 - Strategie di evoluzione

I punti che seguono propongono delle azioni per superare le difficoltà analizzate nel paragrafo precedente:

    la mappatura del territorio non deve essere solo anagrafica, ma capace di fare emergere i bisogni specifici ed  il “come” si è in grado di fare rete;

    è necessario individuare e formare “figure” con competenze specifiche (ad esempio facilitatori) per la gestione delle reti;

    devono essere costruiti centri servizi a supporto delle reti e per la diffusione dei principi dell’economia solidale;

    servono centri di ricerca sugli scenari esistenti, anche esterni ai Distretti;

    è necessaria una distinzione tra gli aspetti economici e quelli culturali e politici dei Distretti;

    bisogna arrivare ad un governo consensuale e alla distribuzione degli incarichi;

     si può ipotizzare una forma di finanziamento per il DES che prevede 4 modalità di flussi economici principali nel distretto, descritti nei punti che seguono:

 

1) La quota annuale di adesione, differenziata per tipologia di soggetti e destinata a sostenere la gestione delle strutture, gli organi ed i servizi del Distretto. Sono da escludere contributi estemporanei e generici da soggetti pubblici o privati (che possono rifluire nell'apposito fondo di cui al punto 3) mentre si possono integrare contributi e finanziamenti ad hoc su progetti (es. bandi pubblici, convenzioni, Fondi Sociali Europei, ecc.) in misura non superiore al 40% della quota complessiva (quote adesione + contributi esterni). Queste limitazioni sono utili a garantire indipendenza ed autonomia del Distretto da qualsiasi lobby esterna, pubblica o privata che sia.

2) Una quota per l'acquisto di valuta complementare (monete locali): anche questa quota dovrebbe differenziarsi per soggetti (singoli, associazioni, soggetti economici, ecc.) ed è finalizzata alla distribuzione della moneta locale, in modo da avviare il volano virtuoso degli acquisti interni al Distretto.

3)  Il fondo di promozione e solidarietà: costituito da eventuali contributi e donazioni esterne verso il DES più una percentuale minima stabilita (elevabile a discrezione dai singoli soggetti) sugli utili di bilancio dei produttori e sulle quote di risparmio negli acquisti dei consumatori; questo fondo è di grande importanza perché costituisce e rappresenta un patto ed un legame forte di reciprocità tra i consumatori e i soggetti economici. Il suo utilizzo dovrebbe essere indirizzato, nelle forme del contributo e/o del finanziamento senza interesse, dall'Assemblea Distrettuale per:

-   interventi di solidarietà e mutuo aiuto tra i soggetti del Distretto in caso di emergenze;

-   interventi di start-up per nuove realtà produttive volte a soddisfare una domanda di consumo espressa ed inevasa;

-   interventi di supporto al rilevamento di aziende in crisi ad opera dei lavoratori (es. start-up, ricostituzione/aumento di quote di capitale, parziale o totale riconversione produttiva, formazione dei lavoratori, ecc.);

-   azioni di solidarietà con le fasce deboli della cittadinanza (es. reddito minimo vitale, reddito di cittadinanza, prestito d'onore, ecc.).

 

4) La Raccolta di risparmio etico dei partecipanti al Distretto dovrebbe finanziare a condizioni agevolate gli investimenti produttivi all'interno del Distretto.

 

BIBLIOGRAFIA

 -   A.A.V.V., “Fa' la cosa giusta! – Guida pratica al consumo critico e agli stili di vita” (pubblicati i volumi: Milano e Lombardia, Roma e Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta, Trentino), Terre di Mezzo.

 -   A.A.V.V., “Pagine arcobaleno – Bologna e dintorni”, Coop. Soc. Arcobaleno 2002.

 -   A.A.V.V., “Pagine Arcobaleno Verona”, Edizioni MAG 2004.

 -   Euclides André Mance, “La rivoluzione delle reti”, Ed. EMI 2003.

 -   Rete di Lilliput – nodo di Piacenza, “Piacenza – le trame di un tessuto sostenibile”, Casa Editrice Vicolo del Pavone 2002.

 -   Andrea Saroldi, “Costruire Economie Solidali”, Ed. EMI 2003.