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Rete di Economia Solidale
Il
progetto "RES" (Rete di Economia Solidale) è un esperimento in
corso per la costruzione di una economia "altra", a partire
dalle mille esperienze di economia solidale. Questa progetto in
costruzione, come sta avvenendo in diversi altri luoghi in giro per il
mondo, segue la "strategia delle reti" come pista di lavoro.
Intende cioè rafforzare e sviluppare le realtà di economia solidale
attraverso la creazione di circuiti economici, in cui le diverse realtà
si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato finalizzato al
benessere di tutti. L' idea nasce dall' intreccio delle problematiche teoriche della
teoria delle liberazione con le dinamiche pratiche dei movimenti di lotta
sociale e di economia solidale presenti in Brasile. Da questo
apprendimento reciproco si è elaborato una teoria di organizzazione di
reti, integrandole e dandole un carattere strategico. Da lì iniziano ad
organizzarsi le reti di economica solidale, la prima in Curitiba,
rivendicando una concezione di produzione articolata con la domanda di
consumo locale, in forma autogestita e un processo di auto alimentazione
produzione e consumo, di sviluppo sostenibile. Nel 1999 si è realizzato
un portale internet (www.redesolidaria.com.br),
ricca di informazioni, esperienze, spazi di approfondimento e discussione. Una
rete è costituita dalle cellule, sue unità costitutive, dalle loro
interconnessioni relazionali e dai i flussi che le alimentano. Questi
flussi possono essere di tre tipi: flussi d' informazione e tecnologia,
flussi di beni e prodotti e flussi di valori, sia economici che etici, di
gran lunga i più importanti. Ogni volta che due gruppi, due
organizzazioni si integrano in un processo di scambio con altri gruppi, in
cui uno alimenta l' altro in un intercambio di diversità ed arricchimento
reciproco allora abbiamo una rete. Tutti i tipi di organizzazioni
(movimenti delle donne, reti di diritti umani, reti di produttori
agricoli) che si organizzano e che s'integrano in un flusso di
informazioni e consumo fanno poi parte di questa rete. Le dinamiche
relazionali fra cellule avvengono senza gerarchie verticali prestabilite.
La nozione di rete permette di lavorare con la diversità, e fare della
diversità la forza del cambiamento. Le reti si autoalimentano tramite la
diversità: tanto maggiore è la diversità, tanto più forte è la rete.
La sua forza è nella tessitura, nell' inclusività e nella qualità dei
legami tra i suoi componenti. È la stessa idea dell'ecologia, ma qui si
tratta di una diversità con principi etici; non tutte le diversità sono
buone, alcune annullano le libertà dell' individuo, ma quelle «buone»
ne garantiscono le libertà. Le reti sono importanti, e rivoluzionarie,
perché per la prima volta esiste una forma di organizzazione politica
che integra i vari gruppi di produzione, cultura, educazione. Ognuno
lavorando in sua autonomia, e cercando di garantire alla comunità le
condizioni basilari all' esercizio della libertà prima ricordate.
Il concetto cruciale è quello del “bem-vivir”, del ben-vivere,
contrapposto a quel ben-avere che, nella mentalità oggi dominante,
coincide con il benessere. In
Italia questo percorso è stato
avviato il 19 ottobre 2002 a Verona nel corso di un seminario sulle
"Strategie di rete per l'economia solidale", in cui le numerose
realtà convenute hanno deciso di affrontare questo viaggio collettivo. Un
primo passo è stata la definizione della "Carta per la Rete Italiana
di Economia Solidale", presentata al salone Civitas di Padova il 4
maggio 2003. Ora il percorso prevede la attivazione di reti locali di
economia solidale, denominati "distretti", come passaggio
fondamentale per la costruzione di una futura rete italiana di economia
solidale. Questo progetto è sostenuto da un gruppo di lavoro su base
volontaria a cui partecipano diversi soggetti dell'economia solidale
italiana. Gli incontri del gruppo di lavoro sono aperti alle persone
interessate. E' attivo il portale internet www.retecosol.org In vari paesi del mondo (Brasile, Argentina, Spagna, Francia)
esistono già reti di economia solidale, nate negli ultimi anni. In Italia
la Rete di Lilliput e diversi soggetti di economia alternativa (Botteghe
del Mondo-commercio equo solidale,
Gruppi di Aquisto Solidali, organizzazioni della Finanza Etica e del
Turismo Responsabile, cooperative sociali) stanno promuovendo un processo
analogo, per collegare e rafforzare queste pratiche di economia basate su
principi opposti a quelli del neoliberismo; punto di partenza di questo
processo è la costituzione di Distretti locali di Economia Solidale. I principi su cui si basano le reti di economia solidale?·
Nuove relazioni tra i soggetti
economici, fondate su principi di cooperazione e reciprocità. ·
Giustizia e rispetto delle
persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale,
garanzia di beni e servizi essenziali). ·
Partecipazione democratica ·
Disponibilità a entrare in
rapporto con il territorio (partecipazione a progetti locali). ·
Disponibilità a entrare in
relazione con le altre realtà dell’economia solidale condividendo un
percorso comune. ·
Investimento degli utili per
scopi di utilità sociale. Distretti di economia solidale?I distretti di economia solidale sono “laboratori pilota”
locali in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un
modello economico che pratica modalità opposte a quello dominante e
presentato come unico possibile sulla base di: ·
Economia equa e
socialmente sostenibile: i soggetti che appartengono
ai Distretti si impegnano ad agire: o
in base a regole di giustizia
e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione,
inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali) o
in modo equo nella
distribuzione dei proventi delle attività economiche (investimento degli
utili per scopi sociali con lavoratori locali e del Sud del mondo) o
con criteri trasparenti nella
definizione dei prezzi da attribuire a merci e servizi ·
Sostenibilità
ecologica: i soggetti aderenti ai Distretti si impegnano a praticare
un’economia rispettosa dell’ambiente (sia nell’uso di energia e
materie prime, sia nella produzione di rifiuti) e il più possibile
contenuta nell’impatto ambientale ·
Valorizzazione della
dimensione locale, il che significa dare la
priorità alla produzione e al consumo delle risorse del territorio, sia
in termini di materie prime ed energia, che di conoscenze, saperi,
pratiche tradizionali, relazioni e partecipazione a progetti locali. ·
Partecipazione attiva e
democratica: i soggetti che fanno parte
dei Distretti, nel definire
concretamente come gestire i processi economici e le relazioni al proprio
interno e con gli altri soggetti del proprio territorio, faranno
riferimento a metodi partecipati. Possono
far parte dei Distretti ·
le imprese dell’economia
solidale e le loro reti/associazioni ·
i consumatori dei prodotti e
servizi dell’economia solidale e le loro reti/associazioni ·
i
risparmiatori-finanziatori delle imprese e delle iniziative
dell’economia solidale e le loro reti/associazioni o imprese ·
i lavoratori dell’economia
solidale ·
gli enti locali che intendono
favorire sul proprio territorio la nascita e lo sviluppo di esperienze di
economia solidale ·
le associazioni o i Centri di
Ricerca che si occupano del te ma. Gli obiettivi principali proposti ai vari soggetti che faranno
parte dei Distretti sono: ·
utilizzare prioritariamente
beni e servizi forniti da altri membri del Distretto stesso ·
investire preferibilmente gli
utili nelle imprese che fanno parte del Distretto ·
promuovere e diffondere in
modo sinergico la cultura dell’economia solidale, degli stili di vita
sobria e del consumo critico. Questo
non esclude ovviamente la possibilità di collegarsi, a livello nazionale
o internazionale, con altre realtà che svolgono attività analoghe (altri
distretti, reti di commercio equo, di finanza etica, di turismo
responsabile e così via).
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