Schede di analisi dei prodotti
BevanDe
non alcoliche
Acque,
aranciate, cole e simili,bevande dietetiche, polveri per bevande, succhi di
frutta
Ovviamente
l’acqua è indispensabile per il nostro organismo, ma non è indispensabile
comprarla in bottiglie!
Eppure
gli italiani sono i più grandi bevitori del mondo di acqua imbottigliata, con
un consumo pro capite annuo di 172 litri.
Complessivamente
nel 2001 ne abbiamo bevuta 10 miliardi di litri.
L’acqua
in bottiglia ha avuto un boom non solo perché quella del rubinetto è sempre
meno gradevole, ma soprattutto perché è stata oggetto di una grande campagna
pubblicitaria.
In
effetti i vantaggi della prima sulla seconda sono tutti da dimostrare, e molti
esperti sostengono che, al di là del sapore, l’acqua del rubinetto è più
sicura di quella in bottiglia perché è controllata più spesso. Quanto
all’acqua confezionata va detto che, col passare dei mesi, la bottiglia di
plastica può cedere all’acqua alcuni suoi costituenti velenosi (il cloruro di
vinile nel caso delle bottiglie in PVC e alcune aldeidi nel caso delle bottiglie
in PET).
Se
l’acqua è indispensabile e la discussione è attorno al tipo da usare, le
cole, le aranciate, le gazzose, i chinotti, ma anche il tè pronto e le bibite
per sportivi sono sicuramente superflui.
Mentre
hanno un valore nutritivo scarso e perfino la loro capacità dissetante è
inferiore a quella dell’acqua, contengono dei coloranti e degli additivi come
la saccarina, la caffeina e il sodio benzoato che, se assunti in grande quantità,
sono pericolosi, specie per i bambini.
Le
stesse osservazioni non valgono per i succhi di frutta, che vanno considerati
alimenti conservati.
Per
questo si possono classificare fra i prodotti utili.
Il
consumo di acqua in bottiglia è una fonte di inquinamento e di spreco
energetico.
L’inquinamento
è provocato dalle bottiglie di plastica che tuttavia hanno un impatto diverso a
seconda che si tratti di PET o PVC.
CONSIGLI
Anche
se è vero che l’acqua del rubinetto sa spesso di cloro e che sono stati
registrati dei casi di contaminazione delle falde acquifere con pesticidi, è da
ricordare che la nostra legislazione sulla potabilità delle acque è una delle
più rigorose e che può capitare di imbattersi in acque imbottigliate non
potabili! Del resto va tenuto presente che oggi è ammessa la vendita in
bottiglia anche di acqua del rubinetto depurata, ossia trattata in modo da
liberarla da eccessi di minerali e di disinfettanti che la rendono poco
gradevole.
Questo
tipo di acqua si riconosce dalle altre perché non reca la dizione “acqua di
fonte” o “acqua di sorgente”, bensì “acqua da bere”.
Infine
è bene informarsi sull’esistenza di sorgenti vicine per rifornirsi di quando
in quando, e se proprio siamo costretti a comprare l’acqua al supermercato,
almeno prendiamola nelle bottiglie di vetro.
Biscotti,
dolci, merendine e cereali prima colazione
In
Italia mangiamo ogni anno 12 kg di biscotti a testa e in Europa siamo i più
grandi consumatori di merendine con 60 pezzi all’anno pro capite, pari a quasi
2 chili e mezzo.
È
ovvio che stiamo parlando di prodotti non indispensabili, sostituibili
dal pane e dalla marmellata. Tuttavia se i biscotti a colazione trovano una
certa giustificazione nell’ambito delle nostre abitudini alimentari, sono del
tutto superflue le merendine. Oltre
tutto si tratta di prodotti pieni di additivi e di grassi che fanno male alla
salute.
Spesso
il confezionamento di biscotti e merendine è smisurato: oltre a rappresentare
una “truffa” per il consumatore, che si trova grosse confezioni con
pochissimi biscotti, ciò causa un accumulo di rifiuti plastici.
I
cereali per la prima colazione sono spesso importati provocando un
ingiustificato consumo di energia per il trasporto.
Consigliamo
di eliminare del tutto le merendine dalla dieta dei nostri figli, optando per
colazioni e merende preparate in casa.
I
cereali per la prima colazione sono effettivamente più ricchi di fibre dei
biscotti, ma non hanno niente di più di una fetta di pane integrale.
Cacao,
caffè e te
Questi
tre prodotti hanno in comune la provenienza geografica e il retroscena
socio-economico, ma il loro grado di utilità varia da uno all’altro. Né
il tè, né il caffè si possono definire alimenti, pertanto sono inutili dal
punto di vista nutrizionale. Tuttavia non possono essere considerati alla stessa
stregua.
La
pubblicità non dice che in Brasile, Indonesia e Malaysia si distruggono dei
pezzi di foresta per far posto alle piantagioni di cacao, e non dice neanche che
per la coltivazione industriale di tè, cacao e caffè si utilizzano pesticidi
molto pericolosi che, oltre ad intossicare l’ambiente e i braccianti fino a
farli morire, danneggiano anche i consumatori. I
test sulle barre di cioccolato hanno individuato la presenza di butossido, DDT e
altri pesticidi proibiti in molti paesi industrializzati.
A
seconda del paese di provenienza, la storia del tè, del cacao e del caffè che
noi consumiamo può iniziare in una piantagione posseduta da un grande
proprietario terriero o nel campo di un piccolo contadino.
In
ogni caso si tratta di una storia di sfruttamento e di pressione in cui i
perdenti sono i braccianti e i contadini mentre i vincenti sono le
multinazionali.
Fino
a qualche anno fa chi voleva prendere le distanze da una macchina economica che
sfrutta braccianti e contadini non aveva altra scelta che quella di smettere di
comprare tè, caffè e cacao.
Oggi,
invece, è possibile comprare questi prodotti da una catena alternativa,
definita “equa e solidale”, che salta l’intermediazione delle
multinazionali e distribuisce i prodotti comprati direttamente dai contadini del
Sud del mondo in modo da far godere a loro tutto il prezzo pagato.
Un
prezzo equo, naturalmente, stabilito dai produttori stessi, perché nessuno
meglio di loro sa qual è la giusta retribuzione.
La
carne è un alimento che presenta dei vantaggi sia durante la crescita che
durante stati particolari come la gravidanza.
Oltretutto
nella carne si ritrovano anche residui dei pesticidi usati nella coltivazione
dei foraggi e dei farmaci usati per far crescere in fretta le masse muscolari
dell’animale (estrogeni, androgeni, progestinici e beta-antagonisti).
La
situazione è ancora peggiore per gli insaccati e la carne in scatola, perché
contengono vari conservanti (nitriti, nitrati e fosfati) che, oltre ad essere
cancerogeni, limitano l’assorbimento del calcio.
Da
un punto di vista nutrizionale il pesce è migliore della carne perché ha meno
grassi.
Ma
il rischio maggiore legato a questo alimento è la presenza di mercurio, in
continua crescita a causa degli scarichi in mare dei rifiuti industriali.
Mentre
l’allevamento di tipo domestico ha da sempre giocato un ruolo ambientale
positivo perché procura letame per concimare i campi, gli allevamenti moderni
di tipo intensivo sono una vera sciagura perché concentrano quantità enormi di
liquami organici che inquinano le falde acquifere e alterano l’ecosistema dei
fiumi e dei mari.
Va
anche detto che l’allevamento intensivo è al centro dell’agricoltura
chimica perché, per ottenere tutto il foraggio necessario ad allevare milioni
di capi di bestiame, bisogna forzare la terra a dare rese altissime.
Intanto
in Centro America e in Thailandia l’allevamento di bestiame è corresponsabile
della deforestazione.
In
Centro America vasti tratti di foresta sono distrutti proprio per allevare
bestiame destinato alla produzione di hamburger, mentre in Thailandia si
deforesta per ottenere terra su cui coltivare manioca destinata
all’alimentazione dei bovini europei.
Per
quanto riguarda i pesci è da segnalare che i mari si stanno impoverendo a ritmi
vertiginosi anche delle specie non destinate all’alimentazione, perché i
sistemi di pesca industriale fanno razzia di tutto ciò che incontrano compresi
delfini, tartarughe e perfino le foche.
Il
nostro alto consumo di carne è ingiusto perché non è estendibile a tutti gli
abitanti dei pianeta, semplicemente perché non ci sarebbe abbastanza terra
coltivabile.
Un
discorso analogo può essere fatto rispetto ai pesci.
Dopo
aver decimato i pesci dei bacini del Nord, i pescherecci industriali si dirigono
sempre più spesso verso le acque del Sud e in particolare verso le coste del
Senegal, della Namibia e dell’Indonesia, dove stanno assottigliando
rapidamente tutte le riserve di pesce e mandando in fallimento i pescherecci
artigianali che non trovano più pesce nelle basse profondità raggiungibili
dalle loro reti.
Consigliamo
di ridurre il consumo di carne e di pesce per scoraggiarne la produzione e la
pesca. Contemporaneamente invitiamo ad agire sulle imprese di produzione e di
distribuzione affinché usino metodi di allevamento più naturali e a minor
impatto ambientale.
Di
indiscussa praticità, quasi tutti i prodotti cartacei che sono entrati a far
parte della nostra vita potrebbero essere sostituiti da prodotti di stoffa
riutilizzabili.
IMPATTO
AMBIENTALE
Quello ambientale è senz’altro un rovescio della medaglia gravissimo dell’uso di prodotti cartacei.
Si
calcola che il 20-30% dei rifiuti che produciamo siano di questo tipo.
In
Africa, in Asia, in America Latina, la deforestazione o la creazione di
piantagioni di alberi da carta espelle vaste popolazioni dai propri territori
sui quali erano riuscite a vivere dignitosamente.
Private
di ogni forma di sostentamento, finiscono nelle città dove si riducono
all’accattonaggio, alla prostituzione e all’alcolismo.
Dobbiamo
usare questi prodotti con parsimonia, puntando ove possibile sulle alternative
riciclabili e lavabili: tornare ai tovaglioli e ai fazzoletti di stoffa.
Venendo
infine alle carte igieniche e da cucina, sono da preferire quelle che recano il
marchio ecologico “Ecolabel”, che consiste in un fiore contornato da 15
stelle.
Questo
marchio, l’unico ufficiale esistente in Europa, indica che il prodotto è
stato ottenuto con un minor impatto arnbientale in ogni fase del suo ciclo di
vita (produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo, smaltimento).
Ammorbidenti,
prodotti per superfici dure, bucato e stoviglie, sbiancanti, smacchianti e altri
additivi,varechina.
Questi
prodotti hanno soppiantato il sapone in pezzi e in polvere per due ragioni
fondamentali:
1.
perché hanno un potere sgrassante più elevato;
2.
perché sono utilizzabili dalle macchine per lavare.
Questi
prodotti hanno sicuramente il vantaggio di pulire facendo fare meno fatica, ma
hanno l’inconveniente di logorare rapidamente i tessuti, di essere molto
inquinanti e di poter scatenare delle allergie.
IMPATTO
AMBIENTALE
I costituenti di base dei detersivi sono i tensioattivi e benché la legge imponga l’uso di tipi altamente biodegradabili, essi continuano ad essere tra le sostanze più tossiche per la flora e per la fauna acquatica perché aumentano la capacità di penetrazione delle sostanze chimiche all’interno degli organismi.
Oltre
ai tensioattivi i detersivi contengono molte altre sostanze aggiunte come
ammorbidenti, disinfettanti, smacchianti e sbiancanti ottici (quelli che
permettono di vedere il “bianco più bianco” ma non hanno effetto pulente).
Affermazioni
dei tipo “aiuta a rispettare l’ambiente” in molti casi non hanno alcun
significato pratico. Sulla maggior parte dei detergenti c’è scritto
“biodegradabile”; tuttavia non è una dizione di particolare merito perché
è solo l’applicazione di un obbligo di legge (L. 136/83), che impone una
biodegradabilità di almeno il 90% dei tensioattivi contenuti nei detergenti.
Per
lavare i piatti consigliamo di evitare l’uso della lavastoviglie e di lavare
tutto il possibile con sola acqua subito dopo l’uso delle stoviglie.
Per
il bucato a mano conviene usare del semplice sapone di Marsiglia (che non
contiene additivi inquinanti) o sapone a scaglie.In
lavatrice è bene usare prodotti con il maggior grado di biodegradabilità
possibile.
Infine
consigliamo di preferire il sistema di rifornimento alla spina, che è in uso in
alcuni negozi e supermercati.
In
altre parole ci si rifornisce di detersivo liquido utilizzando un contenitore
portato da casa. in questo modo si spende meno e si riduce la produzione di
rifiuti.
Frutta
e verdure conservate
Frutta
secca e in scatola, legumi e verdure in scatola, sottoli e sottaceti, pomodori e
passate
Anche
se è meglio consumare frutta e verdura di stagione,è inevitabile il ricorso
all’uso di prodotti conservati.
Fra
tutti i metodi di conservazione, l’essiccazíone, il sott’olio, il
sott’aceto e la sterilizzazione sono fra i metodi più antichi e sono da
preferire rispetto alla surgelazione, che è più dispendiosa sotto il profilo
energetico.
IMPATTO
AMBIENTALE
Il
problema principale è rappresentato dagli imballaggi che generalmente sono di
tre tipi: il cartone trattato, il vetro e la latta. A
causa della sua riciclabilità, il vetro è forse il più ecologico, ma
l’esposizione alla luce diminuisce la conservazione del prodotto.
Anche
la latta sarebbe riciclabile, ma in Italia sono ben pochi gli impianti di
smaltimento dei rifiuti che sono in grado di selezionarli con apposite
elettrocalamite.
RETROSCENA
SOCIALE
Oltre
alla frutta secca proveniente dai paesi del Sud del mondo, il prodotto che può
incorporare il maggior carico di ingiustizia è il pomodoro per la cui raccolta
si fa ampio ricorso ai braccianti stagionali da sempre sfruttati da agenzie di
assunzione di tipo camorristico.
Ecco
alcune indicazioni possibili: cercate prodotti biologici e senza conservanti;
comprate da piccoli produttori locali sui quali potete esercitare un certo
controllo;
ricorrete
il più possibile a frutta e verdura di stagione tipiche dei nostri posti; in
estate o autunno preparate le conserve o gli antipasti da mettere via e
consumare durante l’inverno.
Frutta
tropicale
Noi
mangiamo frutta tropicale solo perché fa comodo ai mercanti.
Ad
esempio le banane sono colte quando sono ancora acerbe e sono fatte maturare a
forza in stanze riscaldate, sature di etilene.Ma
il peggio è che prima della spedizione sono immerse per alcuni minuti in vasche
contenenti degli antiparassitari come il tiobendazolo per evitare l’insorgere
di una malattia nota come “mal del trasporto”, che è provocata da un fungo
che si impianta fra la buccia e la polpa.
Poiché
il tiobendazolo persiste per 18-20 giorni, non è escluso che alcuni residui
finiscano nelle nostre bocche.
IMPATTO
AMBIENTALE
Per
fare arrivare la frutta tropicale sui nostri mercati, le navi bruciano una
grande quantità di petrolio e avvelenano l’aria e i mari con molti scarichi
tossici.Tuttavia
l’impatto ambientale più grave è connesso alla produzione.
Nelle
piantagioni si fa un grande uso di pesticidi che talvolta sono irrorati con
aerei, con conseguenze gravissime per l’ambiente circostante.Secondo
testimonianze provenienti dal Costa Rica, una grande percentuale di pesticidi
finisce nei fiumi e quindi nel mare, provocando la morte di banchi corallini,
crostacei, granchi, aragoste, ostriche, pesci persici e una grande quantità di
pesci tropicali, che rappresentano una fonte economica fondamentale per la
popolazione locale.
La
maggior parte delle banane e degli ananas che arrivano sui nostri mercati
provengono da piantagioni che in parte appartengono alle grandi multinazionali,
in parte ai proprietari terrieri locali.
In
ogni caso le condizioni dei braccianti sono sempre gravi: orari lunghi, paghe più
basse del fabbisogno vitale, lavori pesanti, controllo a vista da parte di
guardie armate private, licenziamento in caso di sciopero, ostacolo alla libertà
sindacale e all’autonomia sindacale.
Da
un punto di visto etico e ambientale la risposta più coerente è che le banane
e gli ananas dovremmo scordarceli.
In
conclusione è bene che ognuno decida per conto suo se mangiare o non mangiare
frutta tropicale e, per quanto riguarda le banane, consigliamo di:
l.
non espandere il proprio consumo;
2.
preferire le banane biologiche perché salvaguardano la salute dei lavoratori e
l’integrità dell’ambiente.
I
gelati sono dei prodotti consumati più per gola che per soddisfare una vera
necessità alimentare.
Gli
italiani ne consumano ogni anno 7 litri a testa, secondi soltanto agli
statunitensi.
Purtroppo
per la realizzazione di un gelato industriale si usano molti ingredienti che non
sempre sono innocui (emulsionanti, stabilizzanti e coloranti).
I
prodotti surgelati sono prevalentemente utili, ma la forma di conservazione è
molto dispendiosa.
Non
ripetiamo i problemi di carattere ambientale legati alla produzione della carne,
del pesce e della verdura per i quali rimandiamo ai capitoli specifici.
I
prodotti surgelati, dopo essere stati portati velocemente a temperature comprese
tra i 25 e i 35 gradi sotto zero, devono essere trasportati e conservati a
temperature costantemente inferiori ai 18 gradi sotto zero.
Questo
tipo di trasporto, detto “catena del freddo”, causa un consumo di energia
enorme rispetto agli altri metodi di conservazione.
Il
consumo di energia per la distribuzione dei surgelati è poi ancora maggiore nel
caso delle consegne a domicilio, come avviene con alcune aziende di
distribuzione, ad esempio Bofrost.
Occorre
diminuire o evitare il consumo di alimenti surgelati.
Se
proprio dobbiamo comprarne, tuttavia, dobbiamo accertarci se si tratta di
surgelati o di congelati.
La
surgelazione è un congelamento rapido: per legge l’alimento deve essere
portato a 18 gradi sotto zero in meno di 4 ore.
Allo
scongelamento l’acqua contenuta nei tessuti non è più trattenuta e tende
perciò a circolare provocando un rammollimento dell’alimento.
La
surgelazione permette di ottenere dei prodotti che mantengono quasi inalterate
le caratteristiche iniziali, rispetto al valore nutritivo.
I
latticini sono alimenti ricchi dì proteine, grassi e sali minerali e vanno
quindi considerati come utili.
Lo
yogurt risulta essere un alimento digeribile e con meno grassi rispetto al
latte.
Quando
ha un alto contenuto di fermenti lattici vivi, ha anche una funzione
riequilibrante per la flora batterica intestinale.
I
formaggi sono un alimento molto ricco dal punto di vista nutrizionale; occorre
quindi non eccedere nel loro consumo. I
formaggi fusi e gli spalmabili sono ottenuti dalla rilavorazione di uno o più
formaggi (spesso residui invendutì) con l’aggiunta di conservanti ed
emulsionanti.
La
distribuzione di alcuni di questì alimenti (latte pastorizzato, panna fresca,
yogurt, formaggi freschi) necessita della cosiddetta “catena del freddo”: i
prodotti devono rimanere a temperature basse e quindi devono essere trasportatì
in appositi mezzi che consumano, oltre al carburante, molta energia per
mantenere il freddo nelle celle frigorifere.
Preferite
i prodotti contenuti in vetro, meglio se a rendere.
GRADO
DI UTILITA’
Come
condimenti e insaporenti sono per la maggior parte utili.
Tuttavia
sono spesso prodotti con una grande quantità di additivi e di ingredienti
trattati chimicamente. Fra i prodotti più discussi c’è il glutammato di
sodio che, ingerito in dosi eccessive, può scatenare la sindrome da ristorante
cinese.
La
pericolosità del glutammato di sodio aumenta nei bambini, tanto che negli Stati
Uniti è proibito introdurlo negli alimenti per l’infanzia.
Poiché
il sale induce alla ritenzione di liquidi, è sconsigliato agli ipertesi.
Questi
prodotti si possono in qualche modo ritenere degli alimenti conservati e in
quanto tali utili. Tuttavia l’eccesso di zucchero nell’alimentazione è un
fatto ricorrente nella nostra opulenta società e ciò pone qualche problema sia
per le marmellate, sia per il miele che ne contengono altissime percentuali
(rispettivamente il 60% e l’80%).
Di
solito il miele e la marmellata sono confezionati in barattoli di vetro, ma
purtroppo il riutilizzo degli stessi avviene solo in ambito domestico perché su
questi prodotti non esistono forme di “vuoto a rendere”.
Lo
zucchero che troviamo abitualmente è raffinato, ovvero trattato con processi
chimici al fine di ottenere il prodotto bianco e cristallizzato che conosciamo.
Peccato
che la raffinazione elimini alcune sostanze utilissime per l’organismo, come
le vitamine dei gruppo B o gli enzimi.
Ad
ogni modo va ricordato che lo zucchero può essere sostituito dal miele, che in
passato costituiva il principale dolcificante.
Va
segnalato, tuttavia, che molte qualità di miele che si trovano in commercio
hanno perso certi costituenti nutrienti perché sono state sottoposte a
trattamento termico per impedirne la cristallizzazione, che è quel particolare
fenomeno naturale che fa addensare il miele.
Anche
sevanno usati con discrezione, gli oli e i grassi vegetali rappresentano dei
condimenti e degli ingredienti di cottura indispensabili per la nostra cucina.
Per
la decolorazione e per togliere l’odore dell’olio talvolta si usano la soda
caustica e la candeggina. Specialmente le alte temperature comportano la perdita
di vitamine, enzimi ed elementi nutritivi. Viceversa gli oli vergine ed
extravergine d’oliva vengono ottenuti con metodi puramente meccanici
(spremitura a freddo o con acqua calda, colaggio o centrifugazione) e mantengono
una maggior quantità di vitamine ed enzimi, nonché miglior sapore e odore.
Spesso
gli oli utilizzati nelle margarine sono quelli di cocco o di palma, che
provengono dalle piantagioni del Sud Est asiatico o dell’Africa Occidentale.
Le
condizioni di lavoro in quelle piantagioni sono inaccettabili per gli orari
impossibili, per i bassi salari che non consentono di mantenere le famiglie
neppure a livelli di sussistenza, per
la massiccia presenza di lavoro
minorile, per l’insalubrità e la pericolosità
dell’ambiente di lavoro.
Ad
esempio, è comune che i braccianti
si trovino a dover manipolare pesticidi molto tossici, spesso proibiti nei paesi
occidentali, senza avere coscienza della loro pericolosità né conoscere le
modalità d’uso scritte sulle confezioni in lingue che non capiscono.
Si
calcola che nel Sud del mondo ogni nno muoiano 10.000 persone per intossicazione
da pesticidi.
Consigliamo
di non utilizzare la margarina perché non è un prodotto più salutare dei
burro.
L’olio
d’oliva è da preferire a quello di semi perché più ricco di grassi
monoinsaturi e come tale previene il deposito di colesterolo.
Tra
gli oli di oliva il migliore è quello “extravergine”, soprattutto se
ottenuto con la spremitura meccanica a freddo.
Inoltre
conviene preferire olio locale per sostenere l’occupazione ed evitare lo
spreco di carburante per i trasporti su lunga distanza.
Camomilla,
infusi, orzo e solubili per la prima colazione
GRADO
DI UTILITA’
L’orzo,
la camomilla e, più in generale, gli infusi rappresentano l’alternativa
“nostrana” al tè e al caffè, su cui non abbiamo rilievi da fare.
L’orzo,
come tutti i cereali, è coltivato in maniera intensiva con ampio uso di
fertilizzanti e pesticidi. Viceversa non abbiamo notizie sui rnetodi di
coltivazione della camomilla e delle altre erbe.
Quanto
ai solubili per la prima colazione, si tratta di prodotti a base di cacao e di
orzo, per lo più liofilizzati, che hanno subito un complesso trattamento
industriale che richiede una grande quantità di energia.
Pane
e sostituti del pane, cracker, fette biscottate, snack salati.
Il
pane è per noi un alimento di base praticamente indispensabile.
Viceversa
i cracker e gli snack salati, ol;re a non trovare una particolare
giustificazione alimentare, sono anche pesanti per la salute perché contengono
vari additivi e sostanze trattate chimicamente.
Le
più ricorrenti sono il sodio glutammato, i mono e digliceridi degli acidi
grassi, la lecitìna, l’ascorbile palmitato, il BHA (ritenuto tra i prodotti
più pericolosi ancora in circolazione), il sodio bisolfito.
Negli
snack più sofisticati si trovano anche formaggi fusi in polvere.
Oltre
ai problemi legati all’inquinamento provocato dalla produzione industriale di
patate e cereali, l’impatto ambientale più serio è rappresentato dal
trattamento e confezionamento degli snack salati. Prendiamo come esempio le
patatine: le patate vengono sbucciate con la soda caustica, poi tagliate, fritte
in oli vegetali ad alta temperatura e talvolta arricchite con aromi artificiali,
coloranti ed antiossidanti. Infine sono impacchettate in sacchetti di plastica
con strato interno in alluminio che non saranno mai riciclati.
Da
quando si sono sviluppate le biotecnologie, un altro grosso problema di questi
prodotti è la possibilità che vengano utilizzati ingredienti come mais o oli
geneticamente modificati.
Tra
gli oli usati per la frittura delle patatine spesso vi sono quelli di palma e di
cocco perché resistono meglio alle alte temperature.
Evitate
del tutto gli snack salati e riducete l’uso di cracker e fette biscottate.
L’alimento
più genuino è il pane e, se potete, compratelo dal vostro fornaio di fiducia.
La
pasta è un alimento economico e sano che non fa ingrassare se consumato nelle
giuste dosi e se non è seguito da altri piatti ricchi di grassi.
Il
riso è la principale fonte di sostentamento per intere popolazioní ed è
estremamente digeribile e genuino.
Dopo
quello integrale, il riso migliore è quello “parboiled” perché ha subito
una lavorazione con acqua calda e vapore che fissa le vitamine e i sali minerali
all’interno del chicco.
Come
tutti i prodotti dell’agricoltura moderna, anche i cereali subiscono il
trattamento di fertilizzanti e pesticidi.
Rispetto
alla produzione della pasta vale la pena segnalare che per risparmiare tempo
molte industrie usano temperature di essiccamento di 90-100 gradi rispetto ai
tradizionali 50-60 gradi.
Ciò,
oltre a peggiorare le caratteristiche nutrizionali e a sprecare energia,
facilita l’utilizzo di grano tenero che in Italia è considerato una frode
alimentare.
I
prodotti biologici garantiscono l’assenza di pesticidi e una qualità spesso
migliore.
Per
la pasta fresca conviene evitare quella con scadenze lunghe, che presuppongono
trattamenti ad alte temperature che diminuiscono drasticamente il potere
nutrizionale dei prodotto.
Infine
consigliamo di privilegiare i prodotti confezionati in scatole di cartone invece
che in plastica.
Piatti
in busta
Pur
essendo di veloce preparazione, le prestazioni nutrizionali dei piatti in busta
non sono paragonabili a quelle di un analogo piatto fresco, non solo perché
contengono ingredienti di seconda scelta, ma anche perché sono trattati
chimicamente e contengono una miriade di additivi.
La
preparazione dei piatti in busta comporta quasi sempre uno spreco di energia
rispetto all’analogo prodotto fresco.
Conviene
spendere qualche minuto in più in cucina per evitare questi prodotti,
discutibili da vari punti di vista.
A
chi dispone di poco tempo all’ora dei pasti consigliamo di preparare nel tempo
libero il cibo per i giorni successivi.
Lamette,
saponi, shampoo, bagnoschiuma, dentifrici, creme protettive
L’igiene
fa parte dei bisogni fondamentali e tutto ciò che serve a questo scopo, in
linea di massima, rientra fra i prodotti utili.
Tuttavia
non vanno usati troppo spesso perché se il capello è sgrassato di continuo,
per reazione aumenta la produzione di grasso.
Sembra
che la dose di fluoro di cui abbiamo bisogno sia già contenuta nell’acqua che
beviamo.
Il
sapone è un prodotto innocuo per l’ambiente, ma non si può dire lo stesso
per i conservanti, i profumi sintetici e i coloranti che vengono aggiunti.
Gli
shampoo sono particolarmente ricchi di additivi e per questo sono fra i prodotti
igienici più inquinanti.
In
passato il sapone era confezionato solo in pezzi e praticamente non esisteva
l’impatto ambientale da parte dell’imballaggio.
Biscotti
e pappe, latte, omogeneizzati
Se
si escludono le farinate e gli omogeneizzati di carne, che sono molto comodi per
il loro pronto impiego, tutti gli altri prodotti per l’infanzia non trovano
molta giustificazione perché un bambino svezzato che mangia di tutto assorbe la
giusta quantità di proteine e vitamine senza dover ricorrere a prodotti
arricchiti in maniera artificiale di questi elementi.
Nella
nostra società si fa ampio ricorso al latte in polvere come sostitutivo del
latte materno.
Senza
considerare gli aspetti negativi per il bambino da un punto di vista
psico-affettivo e sanitario, il latte artificiale ha anche un impatto
ambientale.Infatti
richiede campi (e relativi pesticidi) per coltivare i mangimi, allevamenti
spesso intensivi, un processo di lavorazione ad alte temperature e un trasporto
con alti costi energetici, confezionamenti di vario tipo spesso non riciclabili
e quasi mai riciclati.
E’
quindi oziosa la tesi secondo la quale l’allattamento naturale sarebbe da
sconsigliare perché nel latte materno c’è una maggiore percentuale di
diossina: proprio i prodotti ad alta tecnologia come il latte in polvere
producono danni all’ambiente che poi si ripercuotono negativamente sulla
salute umana.
Il
latte in polvere, creato per salvare la vita di bambini nati da donne che non
hanno latte, è divenuto uno dei responsabili della morte di molti bambini nel
Sud del mondo.
Le
imprese forniscono gratuitamente il latte in polvere agli ospedali,
incentivandoli ad usarlo.
Le
madri non sono stimolate a secernere latte e quando escono dall’ospedale
continuano a comprare quello artificiale.
Tale
normativa, tuttavia, è continuamente violata dalla maggior parte dei produttori
di latte artificiale.
Il
latte in polvere dovrebbe essere usato solo in caso di reale necessità, perché
l’allattamento al seno è di gran lunga la soluzione migliope.
Normalmente
non è neanche necessario come latte di transizione da quello materno a quello
vaccino, perché basta somministrare inizialmente latte vaccino diluito.
Conviene
ridurre i cibi già pronti per bambini al minimo indispensabile.
In
casa si possono preparare ottimi frullati e succhi di frutta che possono
rimpiazzare gli omogeneizzati.
Conviene
preferire i biscotti semplici a quelli arricchiti di vitamine e amminoacidi che,
oltre ad essere causa di sovralimentazione, sono più difficilmente digeribili.
deodoranti,
scope e stracci, guanti e spugnette, insetticidi,
cere
per pavimenti, lucidanti, cere per scarpe, pellicole alimentari
Premesso
che i principi attivi degli insetticidi sono costituiti da prodotti chimici
spesso dannosi anche per l’uomo, i problemi ambientali sono legati anche ai
propellenti dei prodotti spray che, pur non arrecando più danno alla fascia di
ozono perché non contengono più i clorofluorocarburi, sono comunque pericolosi
e vanno usati con le dovute precauzioni.
Le
pellicole per gli alimenti contengono spesso PVC (polivinilcloruro), un prodotto
che crea molti problemi; in fase di produzione per la salute dei lavoratori;
durante l’utilizzo, per il possibile rilascio di additivi come gli ftalati; in
fase di smaltimento, per la possibile produzione di diossina.
CONSIGLI
Le
alternative agli insetticidi sono le zanzariere, i repellenti naturali come la
citronella, le creme naturali repellenti, i bastoncini e le candele aromatiche,
gli oli essenziali da vaporizzare nella stanza.
Se
proprio volete usare degli insetticidi cercate quelli a base di piretro che è
un insetticida naturale, innocuo per l’uomo.
Anche
la carta di alluminio può essere riciclata se la buttiamo nei contenitori per
raccolta differenziata delle lattine.
L’alluminio
costituisce però una risorsa preziosa ed è quindi meglio limitarne
l’utilizzo, ad esempio conservando i cibi in frigorifero nei contenitori di
vetro con coperchio.