Schede di analisi dei prodotti

BevanDe non alcoliche  

Acque, aranciate, cole e simili,bevande dietetiche, polveri per bevande, succhi di frutta

 

GRADO DI UTILITÁ

Ovviamente l’acqua è indispensabile per il nostro organismo, ma non è indispensabile comprarla in bottiglie!

Eppure gli italiani sono i più grandi bevitori del mondo di acqua imbottigliata, con un consumo pro capite annuo di 172 litri.

Complessivamente nel 2001 ne abbiamo bevuta 10 miliardi di litri.

L’acqua in bottiglia ha avuto un boom non solo perché quella del rubinetto è sempre meno gradevole, ma soprattutto perché è stata oggetto di una grande campagna pubblicitaria.

In effetti i vantaggi della prima sulla seconda sono tutti da dimostrare, e molti esperti sostengono che, al di là del sapore, l’acqua del rubinetto è più sicura di quella in bottiglia perché è controllata più spesso. Quanto all’acqua confezionata va detto che, col passare dei mesi, la bottiglia di plastica può cedere all’acqua alcuni suoi costituenti velenosi (il cloruro di vinile nel caso delle bottiglie in PVC e alcune aldeidi nel caso delle bottiglie in PET).

Se l’acqua è indispensabile e la discussione è attorno al tipo da usare, le cole, le aranciate, le gazzose, i chinotti, ma anche il tè pronto e le bibite per sportivi sono sicuramente superflui.

Mentre hanno un valore nutritivo scarso e perfino la loro capacità dissetante è inferiore a quella dell’acqua, contengono dei coloranti e degli additivi come la saccarina, la caffeina e il sodio benzoato che, se assunti in grande quantità, sono pericolosi, specie per i bambini.

Le stesse osservazioni non valgono per i succhi di frutta, che vanno considerati alimenti conservati.

Per questo si possono classificare fra i prodotti utili.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Il consumo di acqua in bottiglia è una fonte di inquinamento e di spreco energetico.

L’inquinamento è provocato dalle bottiglie di plastica che tuttavia hanno un impatto diverso a seconda che si tratti di PET o PVC. La plastica in PVC è di gran lunga la più inquinante perché contiene il cloruro di vinile che rilascia varie sostanze dannose, fra cui la diossina. Lo spreco energetico è dovuto al gasolio che viene bruciato per trasportare l’acqua anche per centinaia di chilometri. Anche le lattine d’alluminio costituiscono un grave problema ambientale. In Italia se ne gettano ogni anno un miliardo e mezzo e se fossero messe una sull’altra coprirebbero la metà della distanza tra la Terra e la Luna.

 

CONSIGLI

Anche se è vero che l’acqua del rubinetto sa spesso di cloro e che sono stati registrati dei casi di contaminazione delle falde acquifere con pesticidi, è da ricordare che la nostra legislazione sulla potabilità delle acque è una delle più rigorose e che può capitare di imbattersi in acque imbottigliate non potabili! Del resto va tenuto presente che oggi è ammessa la vendita in bottiglia anche di acqua del rubinetto depurata, ossia trattata in modo da liberarla da eccessi di minerali e di disinfettanti che la rendono poco gradevole.

Questo tipo di acqua si riconosce dalle altre perché non reca la dizione “acqua di fonte” o “acqua di sorgente”, bensì “acqua da bere”. Comprare al supermercato l’acqua dell’acquedotto è proprio il colmo e la scelta più saggia è applicare al proprio rubinetto di cucina un piccolo depuratore.

Infine è bene informarsi sull’esistenza di sorgenti vicine per rifornirsi di quando in quando, e se proprio siamo costretti a comprare l’acqua al supermercato, almeno prendiamola nelle bottiglie di vetro.

 

 

Biscotti, dolci, merendine e cereali prima colazione

Biscotti, cereali prima colazione, merendine, dolci per ricorrenze

 

GRADO DI UTILITA’

In Italia mangiamo ogni anno 12 kg di biscotti a testa e in Europa siamo i più grandi consumatori di merendine con 60 pezzi all’anno pro capite, pari a quasi 2 chili e mezzo.

È ovvio che stiamo parlando di prodotti non indispensabili, sostituibili dal pane e dalla marmellata. Tuttavia se i biscotti a colazione trovano una certa giustificazione nell’ambito delle nostre abitudini alimentari, sono del tutto superflue le merendine. Oltre tutto si tratta di prodotti pieni di additivi e di grassi che fanno male alla salute.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Spesso il confezionamento di biscotti e merendine è smisurato: oltre a rappresentare una “truffa” per il consumatore, che si trova grosse confezioni con pochissimi biscotti, ciò causa un accumulo di rifiuti plastici.

I cereali per la prima colazione sono spesso importati provocando un ingiustificato consumo di energia per il trasporto.

 

CONSIGLI

Consigliamo di eliminare del tutto le merendine dalla dieta dei nostri figli, optando per colazioni e merende preparate in casa. Se proprio se ne vogliono dare, conviene scegliere quelle a lievitazione naturale rispetto a quelle a lievitazione chimica. Anche i biscotti possono essere sostituiti da pane e miele o marmellata, così come consumare dolci fatti in casa è più sano e meno costoso rispetto all’acquistarne al supermercato.

I cereali per la prima colazione sono effettivamente più ricchi di fibre dei biscotti, ma non hanno niente di più di una fetta di pane integrale.

 

 

Cacao, caffè e te

Cacao, caffè, cioccolata da spalmare, cioccolata e cioccolatini, tè

 

GRADO DI UTILITA’

Questi tre prodotti hanno in comune la provenienza geografica e il retroscena socio-economico, ma il loro grado di utilità varia da uno all’altro. Né il tè, né il caffè si possono definire alimenti, pertanto sono inutili dal punto di vista nutrizionale. Tuttavia non possono essere considerati alla stessa stregua. Il tè, infuso per meno di cinque minuti, è una bevanda stimolante grazie al rilascio di teina. Infuso oltre i cinque minuti, invece, è una bevanda blandamente medicamentosa per il rilascio di tannino che ha un effetto astringente sul tratto intestinale. Il caffè è un eccitante sconsigliato dagli igienisti perché provoca una certa assuefazione e induce alterazioni del ritmo cardiaco, se assunto oltre certe dosi. Anche il cacao contiene delle sostanze stimolanti, ma per il suo alto contenuto di grassi si può definire un vero e proprio alimento. A detta di alcuni ricercatori il cacao avrebbe perfino un effetto positivo sulla capacità di concentrazione.

 

IMPATTO AMBIENTALE

La pubblicità non dice che in Brasile, Indonesia e Malaysia si distruggono dei pezzi di foresta per far posto alle piantagioni di cacao, e non dice neanche che per la coltivazione industriale di tè, cacao e caffè si utilizzano pesticidi molto pericolosi che, oltre ad intossicare l’ambiente e i braccianti fino a farli morire, danneggiano anche i consumatori. I test sulle barre di cioccolato hanno individuato la presenza di butossido, DDT e altri pesticidi proibiti in molti paesi industrializzati. Le quantità rinvenute solo raramente sono superiori ai livelli considerati allarmanti, ma alcuni scienziati ritengono che anche piccole quantità di questi pesticidi siano pericolose per la nostra salute.

 

RETROSCENA SOCIALE

A seconda del paese di provenienza, la storia del tè, del cacao e del caffè che noi consumiamo può iniziare in una piantagione posseduta da un grande proprietario terriero o nel campo di un piccolo contadino.

In ogni caso si tratta di una storia di sfruttamento e di pressione in cui i perdenti sono i braccianti e i contadini mentre i vincenti sono le multinazionali. In concreto lo sfruttamento dei braccianti passa attraverso salari da fame e ore di lavoro lunghe ed estenuanti. Lo sfruttamento dei contadini passa attraverso prezzi così bassi che a volte non sono sufficienti neanche a ripagare le spese. I diretti sfruttatori dei braccianti e dei contadini sono i proprietari terrieri e i commercianti locali, ma questi ultimi si difendono dicendo che loro stessi sono vittime di una speculazione internazionale dominata dalle multinazionali che strangolano gli altri attori della catena commerciale imponendo prezzi all’esportazione molto bassi.

 

CONSIGLI

Fino a qualche anno fa chi voleva prendere le distanze da una macchina economica che sfrutta braccianti e contadini non aveva altra scelta che quella di smettere di comprare tè, caffè e cacao.

Oggi, invece, è possibile comprare questi prodotti da una catena alternativa, definita “equa e solidale”, che salta l’intermediazione delle multinazionali e distribuisce i prodotti comprati direttamente dai contadini del Sud del mondo in modo da far godere a loro tutto il prezzo pagato.

Un prezzo equo, naturalmente, stabilito dai produttori stessi, perché nessuno meglio di loro sa qual è la giusta retribuzione.

 

   

Carni e pesce

Carne in scatola, pollame, salumi, wurstel, tonno e sardine

 

GRADO DI UTILITÁ

La carne è un alimento che presenta dei vantaggi sia durante la crescita che durante stati particolari come la gravidanza. L’adulto sano, invece, farebbe bene ad evitarla o a consumarla in dosi limitate, perché il lento transito nell’apparato digerente favorisce l’insorgere di tumori allo stomaco e all’intestino, mentre la presenza di colesterolo e di acidi grassi in quantità elevate aumenta il rischio di infarto e favorisce l’insorgere di altre malattie tipiche della società opulenta.

Oltretutto nella carne si ritrovano anche residui dei pesticidi usati nella coltivazione dei foraggi e dei farmaci usati per far crescere in fretta le masse muscolari dell’animale (estrogeni, androgeni, progestinici e beta-antagonisti).

La situazione è ancora peggiore per gli insaccati e la carne in scatola, perché contengono vari conservanti (nitriti, nitrati e fosfati) che, oltre ad essere cancerogeni, limitano l’assorbimento del calcio.

Da un punto di vista nutrizionale il pesce è migliore della carne perché ha meno grassi.

Ma il rischio maggiore legato a questo alimento è la presenza di mercurio, in continua crescita a causa degli scarichi in mare dei rifiuti industriali.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Mentre l’allevamento di tipo domestico ha da sempre giocato un ruolo ambientale positivo perché procura letame per concimare i campi, gli allevamenti moderni di tipo intensivo sono una vera sciagura perché concentrano quantità enormi di liquami organici che inquinano le falde acquifere e alterano l’ecosistema dei fiumi e dei mari.

Va anche detto che l’allevamento intensivo è al centro dell’agricoltura chimica perché, per ottenere tutto il foraggio necessario ad allevare milioni di capi di bestiame, bisogna forzare la terra a dare rese altissime.

Intanto in Centro America e in Thailandia l’allevamento di bestiame è corresponsabile della deforestazione.

In Centro America vasti tratti di foresta sono distrutti proprio per allevare bestiame destinato alla produzione di hamburger, mentre in Thailandia si deforesta per ottenere terra su cui coltivare manioca destinata all’alimentazione dei bovini europei.

Per quanto riguarda i pesci è da segnalare che i mari si stanno impoverendo a ritmi vertiginosi anche delle specie non destinate all’alimentazione, perché i sistemi di pesca industriale fanno razzia di tutto ciò che incontrano compresi delfini, tartarughe e perfino le foche.

 

RETROSCENA SOCIALE

Il nostro alto consumo di carne è ingiusto perché non è estendibile a tutti gli abitanti dei pianeta, semplicemente perché non ci sarebbe abbastanza terra coltivabile. Dobbiamo considerare infatti che per produrre un chilo di carne bovina e suina sono necessari rispettivamente 7 e 4 chili di cereali. In altre parole consumando carne usiamo molta più terra di quanta ne useremmo se ci sfamassimo direttamente con legumi o altri vegetali. Non a caso solo il 45% di tutti i cereali che si producono nel mondo è destinato all’alimentazione umana mentre l’altro 55% è per gli animali. In questo modo il Nord ricco rastrella le risorse alimentari da tutto il mondo e toglie terra agli affamati perché molti dei cereali e dei mangimi destinati agli animali del Nord provengono dall’Asia e dall’America Latina.

Un discorso analogo può essere fatto rispetto ai pesci.

Dopo aver decimato i pesci dei bacini del Nord, i pescherecci industriali si dirigono sempre più spesso verso le acque del Sud e in particolare verso le coste del Senegal, della Namibia e dell’Indonesia, dove stanno assottigliando rapidamente tutte le riserve di pesce e mandando in fallimento i pescherecci artigianali che non trovano più pesce nelle basse profondità raggiungibili dalle loro reti.

 

CONSIGLI

Consigliamo di ridurre il consumo di carne e di pesce per scoraggiarne la produzione e la pesca. Contemporaneamente invitiamo ad agire sulle imprese di produzione e di distribuzione affinché usino metodi di allevamento più naturali e a minor impatto ambientale.

 

Carte igieniche e assorbenti

Carta assorbente e igienica, assorbenti e tamponi, fazzoletti, pannolini, tovagliolini

 

GRADO D’UTILITÁ

Di indiscussa praticità, quasi tutti i prodotti cartacei che sono entrati a far parte della nostra vita potrebbero essere sostituiti da prodotti di stoffa riutilizzabili.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Quello ambientale è senz’altro un rovescio della medaglia gravissimo dell’uso di prodotti cartacei.

Si calcola che il 20-30% dei rifiuti che produciamo siano di questo tipo. La produzione di rifiuti è solo un aspetto del problema. Per ottenere la cellulosa nel Nord Europa si stanno abbattendo le foreste naturali dotate di delicati ecosistemi ed equilibri idro-geologici, per rimpiazzarle con enormi distese di monocolture (abete, betulla e pioppo), che impoveriscono il suolo e diminuiscono la biodiversità. A ciò va aggiunto che, per giungere al prodotto finito, bisogna utilizzare enormi quantità di acqua ed energia.

 

RETROSCENA SOCIALE

In Africa, in Asia, in America Latina, la deforestazione o la creazione di piantagioni di alberi da carta espelle vaste popolazioni dai propri territori sui quali erano riuscite a vivere dignitosamente.

Private di ogni forma di sostentamento, finiscono nelle città dove si riducono all’accattonaggio, alla prostituzione e all’alcolismo.

 

CONSIGLI

Dobbiamo usare questi prodotti con parsimonia, puntando ove possibile sulle alternative riciclabili e lavabili: tornare ai tovaglioli e ai fazzoletti di stoffa.

Venendo infine alle carte igieniche e da cucina, sono da preferire quelle che recano il marchio ecologico “Ecolabel”, che consiste in un fiore contornato da 15 stelle.

Questo marchio, l’unico ufficiale esistente in Europa, indica che il prodotto è stato ottenuto con un minor impatto arnbientale in ogni fase del suo ciclo di vita (produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo, smaltimento).

 

   

Detersivi, detergenti e sbiancanti

Ammorbidenti, prodotti per superfici dure, bucato e stoviglie, sbiancanti, smacchianti e altri additivi,varechina.

 

GRADO DI UTILITA’

Questi prodotti hanno soppiantato il sapone in pezzi e in polvere per due ragioni fondamentali:

1. perché hanno un potere sgrassante più elevato;

2. perché sono utilizzabili dalle macchine per lavare.

Questi prodotti hanno sicuramente il vantaggio di pulire facendo fare meno fatica, ma hanno l’inconveniente di logorare rapidamente i tessuti, di essere molto inquinanti e di poter scatenare delle allergie.

 

IMPATTO AMBIENTALE

I costituenti di base dei detersivi sono i tensioattivi e benché la legge imponga l’uso di tipi altamente biodegradabili, essi continuano ad essere tra le sostanze più tossiche per la flora e per la fauna acquatica perché aumentano la capacità di penetrazione delle sostanze chimiche all’interno degli organismi.

Oltre ai tensioattivi i detersivi contengono molte altre sostanze aggiunte come ammorbidenti, disinfettanti, smacchianti e sbiancanti ottici (quelli che permettono di vedere il “bianco più bianco” ma non hanno effetto pulente). Segnaliamo che gran parte delle informazioni “ecologiche” poste sulle confezioni dei prodotti detergenti sono puramente illusorie e prive di sostanziali impegni verso l’ambiente.

Affermazioni dei tipo “aiuta a rispettare l’ambiente” in molti casi non hanno alcun significato pratico. Sulla maggior parte dei detergenti c’è scritto “biodegradabile”; tuttavia non è una dizione di particolare merito perché è solo l’applicazione di un obbligo di legge (L. 136/83), che impone una biodegradabilità di almeno il 90% dei tensioattivi contenuti nei detergenti. In alcuni prodotti viene segnalata l’assenza di fosforo e fosfati: anche in questo caso non si fa altro che rispettare la legge, che impone l’assenza di fosfati da qualsiasi prodotto detergente.

 

CONSIGLI

Per lavare i piatti consigliamo di evitare l’uso della lavastoviglie e di lavare tutto il possibile con sola acqua subito dopo l’uso delle stoviglie. Per ridurre il consumo del detergente, invece di metterlo nell’acqua di rigovernatura conviene metterne qualche goccia direttamente sulla spugnetta..

Per il bucato a mano conviene usare del semplice sapone di Marsiglia (che non contiene additivi inquinanti) o sapone a scaglie.In lavatrice è bene usare prodotti con il maggior grado di biodegradabilità possibile.

Infine consigliamo di preferire il sistema di rifornimento alla spina, che è in uso in alcuni negozi e supermercati.

In altre parole ci si rifornisce di detersivo liquido utilizzando un contenitore portato da casa. in questo modo si spende meno e si riduce la produzione di rifiuti.

 

Frutta e verdure conservate

Frutta secca e in scatola, legumi e verdure in scatola, sottoli e sottaceti, pomodori e passate

 

GRADO DI UTILITA’

Anche se è meglio consumare frutta e verdura di stagione,è inevitabile il ricorso all’uso di prodotti conservati.

Fra tutti i metodi di conservazione, l’essiccazíone, il sott’olio, il sott’aceto e la sterilizzazione sono fra i metodi più antichi e sono da preferire rispetto alla surgelazione, che è più dispendiosa sotto il profilo energetico.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Il problema principale è rappresentato dagli imballaggi che generalmente sono di tre tipi: il cartone trattato, il vetro e la latta. A causa della sua riciclabilità, il vetro è forse il più ecologico, ma l’esposizione alla luce diminuisce la conservazione del prodotto.

Anche la latta sarebbe riciclabile, ma in Italia sono ben pochi gli impianti di smaltimento dei rifiuti che sono in grado di selezionarli con apposite elettrocalamite.

 

RETROSCENA SOCIALE

Oltre alla frutta secca proveniente dai paesi del Sud del mondo, il prodotto che può incorporare il maggior carico di ingiustizia è il pomodoro per la cui raccolta si fa ampio ricorso ai braccianti stagionali da sempre sfruttati da agenzie di assunzione di tipo camorristico. Oggi la raccolta dei pomodori è effettuata in gran parte da tunisini, marocchini e senegalesi, magari immigrati clandestini. Ricattati di continuo dalla minaccia della denuncia, sono fatti vivere e lavorare in condizioni disumane.

 

CONSIGLI

Ecco alcune indicazioni possibili: cercate prodotti biologici e senza conservanti; comprate da piccoli produttori locali sui quali potete esercitare un certo controllo;

ricorrete il più possibile a frutta e verdura di stagione tipiche dei nostri posti; in estate o autunno preparate le conserve o gli antipasti da mettere via e consumare durante l’inverno.

 

 

Frutta tropicale, Fresca e conservata

 

GRADO DI UTILITA’

Noi mangiamo frutta tropicale solo perché fa comodo ai mercanti. In effetti essa non contiene nessuna sostanza che non si trovi anche nella nostra frutta, mentre ha l’inconveniente di subire molti trattamenti artificiali.

Ad esempio le banane sono colte quando sono ancora acerbe e sono fatte maturare a forza in stanze riscaldate, sature di etilene.Ma il peggio è che prima della spedizione sono immerse per alcuni minuti in vasche contenenti degli antiparassitari come il tiobendazolo per evitare l’insorgere di una malattia nota come “mal del trasporto”, che è provocata da un fungo che si impianta fra la buccia e la polpa.

Poiché il tiobendazolo persiste per 18-20 giorni, non è escluso che alcuni residui finiscano nelle nostre bocche.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Per fare arrivare la frutta tropicale sui nostri mercati, le navi bruciano una grande quantità di petrolio e avvelenano l’aria e i mari con molti scarichi tossici.Tuttavia l’impatto ambientale più grave è connesso alla produzione.

Nelle piantagioni si fa un grande uso di pesticidi che talvolta sono irrorati con aerei, con conseguenze gravissime per l’ambiente circostante.Secondo testimonianze provenienti dal Costa Rica, una grande percentuale di pesticidi finisce nei fiumi e quindi nel mare, provocando la morte di banchi corallini, crostacei, granchi, aragoste, ostriche, pesci persici e una grande quantità di pesci tropicali, che rappresentano una fonte economica fondamentale per la popolazione locale. I pescatori affermano che negli ultimi dieci anni è diventato molto difficile guadagnarsi da vivere con la pesca sulle coste del Centro America.

 

RETROSCENA SOCIALE

La maggior parte delle banane e degli ananas che arrivano sui nostri mercati provengono da piantagioni che in parte appartengono alle grandi multinazionali, in parte ai proprietari terrieri locali.

In ogni caso le condizioni dei braccianti sono sempre gravi: orari lunghi, paghe più basse del fabbisogno vitale, lavori pesanti, controllo a vista da parte di guardie armate private, licenziamento in caso di sciopero, ostacolo alla libertà sindacale e all’autonomia sindacale. In altri casi le banane sono prodotte da piccoli contadini che lavorano per le multinazionali o per altri esportatori minori in cambio di prezzi miseri e tirannie di ogni genere.

 

CONSIGLI

Da un punto di visto etico e ambientale la risposta più coerente è che le banane e gli ananas dovremmo scordarceli. Non ha proprio senso che mangiamo frutti provenienti da migliaia di chilometri di distanza che sono stati ottenuti sfruttando i lavoratori e inquinando l’ambiente. Da un punto di vista politico, invece, bisogna effettuare lo sganciamento senza danneggiare le migliaia di persone che lavorano in questo settore. In altre parole dobbiamo darci da fare per offrire loro un’alternativa economica. Fortunatamente anche i sindacati del Sud sono dell’opinione che i loro paesi devono rompere la dipendenza dalla produzione di frutta tropicale per l’esportazione e si battono non solo per evitare l’espansione delle piantagioni, che avviene a danno delle foreste e dei piccoli contadini, ma anche per diversificare la produzione verso prodotti destinati al mercato locale.

In conclusione è bene che ognuno decida per conto suo se mangiare o non mangiare frutta tropicale e, per quanto riguarda le banane, consigliamo di:

l. non espandere il proprio consumo;

2. preferire le banane biologiche perché salvaguardano la salute dei lavoratori e l’integrità dell’ambiente.

 

  

Gelati e surgelati

Carne, pesce e verdure surgelate, piatti pronti surgelati, gelati e snack surgelati

 

GRADO DI UTILITA’

I gelati sono dei prodotti consumati più per gola che per soddisfare una vera necessità alimentare.

Gli italiani ne consumano ogni anno 7 litri a testa, secondi soltanto agli statunitensi.

Purtroppo per la realizzazione di un gelato industriale si usano molti ingredienti che non sempre sono innocui (emulsionanti, stabilizzanti e coloranti).

I prodotti surgelati sono prevalentemente utili, ma la forma di conservazione è molto dispendiosa.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Non ripetiamo i problemi di carattere ambientale legati alla produzione della carne, del pesce e della verdura per i quali rimandiamo ai capitoli specifici.

I prodotti surgelati, dopo essere stati portati velocemente a temperature comprese tra i 25 e i 35 gradi sotto zero, devono essere trasportati e conservati a temperature costantemente inferiori ai 18 gradi sotto zero.

Questo tipo di trasporto, detto “catena del freddo”, causa un consumo di energia enorme rispetto agli altri metodi di conservazione. Lo spreco energetico continua anche fra le mura domestiche perché il surgelato è ormai diventato un prodotto abituale da tenere nel freezer.

Il consumo di energia per la distribuzione dei surgelati è poi ancora maggiore nel caso delle consegne a domicilio, come avviene con alcune aziende di distribuzione, ad esempio Bofrost.

 

CONSIGLI

Occorre diminuire o evitare il consumo di alimenti surgelati.

Se proprio dobbiamo comprarne, tuttavia, dobbiamo accertarci se si tratta di surgelati o di congelati.

La surgelazione è un congelamento rapido: per legge l’alimento deve essere portato a 18 gradi sotto zero in meno di 4 ore. Il congelamento, invece, consiste in una trasformazione in ghiaccio di tutta l’acqua contenuta nel prodotto senza porre dei vincoli di tempo. Durante il congelamento il ghiaccio si forma all’interno delle cellule e negli spazi fra una cellula e l’altra, modificandone le strutture originarie, perché rompe le membrane e le pareti cellulari.

Allo scongelamento l’acqua contenuta nei tessuti non è più trattenuta e tende perciò a circolare provocando un rammollimento dell’alimento. Esso alla fine avrà perso anche i principi nutritivi che normalmente si trovano disciolti nell’acqua dei tessuti, come i sali minerali e gli aminoacidi.

La surgelazione permette di ottenere dei prodotti che mantengono quasi inalterate le caratteristiche iniziali, rispetto al valore nutritivo.

 

 

Latticini

Latte UHT, formaggi confezionati, yogurt e dessert, burro, panna e besciamella

 

GRADO DI UTILITA’

I latticini sono alimenti ricchi dì proteine, grassi e sali minerali e vanno quindi considerati come utili.

Lo yogurt risulta essere un alimento digeribile e con meno grassi rispetto al latte.

Quando ha un alto contenuto di fermenti lattici vivi, ha anche una funzione riequilibrante per la flora batterica intestinale. Un buono yogurt contribuísce anche a mantenere un buon sistema immunitario.

I formaggi sono un alimento molto ricco dal punto di vista nutrizionale; occorre quindi non eccedere nel loro consumo. I formaggi fusi e gli spalmabili sono ottenuti dalla rilavorazione di uno o più formaggi (spesso residui invendutì) con l’aggiunta di conservanti ed emulsionanti. Questi additivì ostacolano l’assorbimento del calcio di cui il latte è particolarmente ricco e che è indispensabile al nostro organismo.

 

IMPATTO AMBIENTALE

La distribuzione di alcuni di questì alimenti (latte pastorizzato, panna fresca, yogurt, formaggi freschi) necessita della cosiddetta “catena del freddo”: i prodotti devono rimanere a temperature basse e quindi devono essere trasportatì in appositi mezzi che consumano, oltre al carburante, molta energia per mantenere il freddo nelle celle frigorifere. Il confezionamento del latte nel tetrapack presenta maggiori inconvenienti rispetto alle vecchie bottiglie di vetro: è difficilmente riciclabile e contiene il 5% di alluminio, un materiale che per essere prodotto richìede un alto consumo di energia.

 

CONSIGLI

Preferite i prodotti contenuti in vetro, meglio se a rendere.

 

 

Maionese, salse, sale, aceto

Maionese, salse, sale, aceto, dadi, sughi

 

GRADO DI UTILITA’

Come condimenti e insaporenti sono per la maggior parte utili.

Tuttavia sono spesso prodotti con una grande quantità di additivi e di ingredienti trattati chimicamente. Fra i prodotti più discussi c’è il glutammato di sodio che, ingerito in dosi eccessive, può scatenare la sindrome da ristorante cinese. I sintomi sono mal di testa, vampate di calore e problemi circolatori.

La pericolosità del glutammato di sodio aumenta nei bambini, tanto che negli Stati Uniti è proibito introdurlo negli alimenti per l’infanzia. Il consumo eccessivo di sale (e quindi di sodio) è comune a chi segue una dieta di tipo occidentale e può essere controindicato nei casi dì malattie renali, del fegato e del cuore.

Poiché il sale induce alla ritenzione di liquidi, è sconsigliato agli ipertesi.

 

  

Marmellata, miele e zucchero

 

GRADO DI UTILITA’

Questi prodotti si possono in qualche modo ritenere degli alimenti conservati e in quanto tali utili. Tuttavia l’eccesso di zucchero nell’alimentazione è un fatto ricorrente nella nostra opulenta società e ciò pone qualche problema sia per le marmellate, sia per il miele che ne contengono altissime percentuali (rispettivamente il 60% e l’80%). Per altro i dolcificanti (saccarina, aspartame ecc.) pubblicizzati proprio per diminuire i consumi di zucchero possono ugualmente essere fonte di problemi per la salute, specie se assunti oltre certe dosi giornaliere.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Di solito il miele e la marmellata sono confezionati in barattoli di vetro, ma purtroppo il riutilizzo degli stessi avviene solo in ambito domestico perché su questi prodotti non esistono forme di “vuoto a rendere”.

 

CONSIGLI

Lo zucchero che troviamo abitualmente è raffinato, ovvero trattato con processi chimici al fine di ottenere il prodotto bianco e cristallizzato che conosciamo.

Peccato che la raffinazione elimini alcune sostanze utilissime per l’organismo, come le vitamine dei gruppo B o gli enzimi. Per questo motivo, bisogna preferire lo zucchero non raffinato, come quello del commercio equo e solidale

Ad ogni modo va ricordato che lo zucchero può essere sostituito dal miele, che in passato costituiva il principale dolcificante. Il confronto nutrizionale con lo zucchero è vincente perché in quest’ultimo troviamo solo saccarosio mentre nel miele ci sono un centinaio di sostanze tra le quali zuccheri, come il glucosio ed il fruttosio (pari quasi all’80%), più semplici e quindi più facilmente digeribili. Inoltre vi si trovano alcune vitamine ed utili sali minerali.

Va segnalato, tuttavia, che molte qualità di miele che si trovano in commercio hanno perso certi costituenti nutrienti perché sono state sottoposte a trattamento termico per impedirne la cristallizzazione, che è quel particolare fenomeno naturale che fa addensare il miele. Infine consigliamo il miele e la marmellata biologici rispetto a quelli industriali, per evitare il rischio di ingerire pesticidi.

 

 

Oli e margarine

 

GRADO DI UTILITA’

Anche sevanno usati con discrezione, gli oli e i grassi vegetali rappresentano dei condimenti e degli ingredienti di cottura indispensabili per la nostra cucina. Tuttavia, a seconda di come sono prodotti, possono risultare anche dannosi. Gli oli raffinati (come quello d’oliva, di sansa e di semi) subiscono una serie di processi che spesso includono la spremitura ad alte temperature e l’uso di solventi a base di petrolio.

Per la decolorazione e per togliere l’odore dell’olio talvolta si usano la soda caustica e la candeggina. Specialmente le alte temperature comportano la perdita di vitamine, enzimi ed elementi nutritivi. Viceversa gli oli vergine ed extravergine d’oliva vengono ottenuti con metodi puramente meccanici (spremitura a freddo o con acqua calda, colaggio o centrifugazione) e mantengono una maggior quantità di vitamine ed enzimi, nonché miglior sapore e odore. Le margarine, pur essendo formate da grassi vegetali provenienti essenzialmente dall’olio di palma e di cocco, possono interferire con i sistemi di regolazione del colesterolo, sia perché sono formate da grassi simili a quelli del burro, sia perché subiscono una lavorazione industriale particolarmente elaborata: gli oli, dopo essere stati lavati, candeggiati, filtrati, dearomatizzati e decolorati, molto spesso sono anche manipolati nella loro struttura attraverso il processo di idrogenazione. Gli oli di semi sono una famiglia piuttosto vasta, ottenuti da girasole, mais, arachidi ecc. Pur essendo presentati come oli leggeri, sono costituiti da molecole che si alterano rapidamente ed è dimostrato che l’olio migliore è quello di oliva perché è composto da grassi più saturi che si degradano meno con la cottura.

 

RETROSCENA SOCIALE

Spesso gli oli utilizzati nelle margarine sono quelli di cocco o di palma, che provengono dalle piantagioni del Sud Est asiatico o dell’Africa Occidentale.

Le condizioni di lavoro in quelle piantagioni sono inaccettabili per gli orari impossibili, per i bassi salari che non consentono di mantenere le famiglie neppure a livelli di sussistenza,  per la massiccia  presenza di lavoro minorile, per l’insalubrità e la  pericolosità dell’ambiente di lavoro.

Ad esempio, è comune che i  braccianti si trovino a dover manipolare pesticidi molto tossici, spesso proibiti nei paesi occidentali, senza avere coscienza della loro pericolosità né conoscere le modalità d’uso scritte sulle confezioni in lingue che non capiscono.

Si calcola che nel Sud del mondo ogni nno muoiano 10.000 persone per intossicazione da pesticidi.

 

CONSIGLI

Consigliamo di non utilizzare la margarina perché non è un prodotto più salutare dei burro.

L’olio d’oliva è da preferire a quello di semi perché più ricco di grassi monoinsaturi e come tale previene il deposito di colesterolo. Inoltre è facilmente digeribile e favorisce l’assorbimento delle vitamine liposolubili.

Tra gli oli di oliva il migliore è quello “extravergine”, soprattutto se ottenuto con la spremitura meccanica a freddo.

Inoltre conviene preferire olio locale per sostenere l’occupazione ed evitare lo spreco di carburante per i trasporti su lunga distanza.

 

 

Orzo e infusi

Camomilla, infusi, orzo e solubili per la prima colazione

 

GRADO DI UTILITA’

L’orzo, la camomilla e, più in generale, gli infusi rappresentano l’alternativa “nostrana” al tè e al caffè, su cui non abbiamo rilievi da fare.

 

IMPATTO AMBIENTALE

L’orzo, come tutti i cereali, è coltivato in maniera intensiva con ampio uso di fertilizzanti e pesticidi. Viceversa non abbiamo notizie sui rnetodi di coltivazione della camomilla e delle altre erbe.

Quanto ai solubili per la prima colazione, si tratta di prodotti a base di cacao e di orzo, per lo più liofilizzati, che hanno subito un complesso trattamento industriale che richiede una grande quantità di energia.

 

 

Pane, Cracker e snack salati

Pane e sostituti del pane, cracker, fette biscottate, snack salati.

 

GRADO DI UTILITA’

Il pane è per noi un alimento di base praticamente indispensabile.

Viceversa i cracker e gli snack salati, ol;re a non trovare una particolare giustificazione alimentare, sono anche pesanti per la salute perché contengono vari additivi e sostanze trattate chimicamente.

Le più ricorrenti sono il sodio glutammato, i mono e digliceridi degli acidi grassi, la lecitìna, l’ascorbile palmitato, il BHA (ritenuto tra i prodotti più pericolosi ancora in circolazione), il sodio bisolfito.

Negli snack più sofisticati si trovano anche formaggi fusi in polvere. Purtroppo anche l’olio con cui vengono trattati gli snack causa dei problemi alla salute perché è di scarsa qualità e perché è sottoposto a shock termico. L’olio di frittura, portato rapidamente a 180 gradi, col passare del tempo forma dei radicali liberi che sono stati messi in correlazione con l’insorgere di malattie degenerative.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Oltre ai problemi legati all’inquinamento provocato dalla produzione industriale di patate e cereali, l’impatto ambientale più serio è rappresentato dal trattamento e confezionamento degli snack salati. Prendiamo come esempio le patatine: le patate vengono sbucciate con la soda caustica, poi tagliate, fritte in oli vegetali ad alta temperatura e talvolta arricchite con aromi artificiali, coloranti ed antiossidanti. Infine sono impacchettate in sacchetti di plastica con strato interno in alluminio che non saranno mai riciclati.

Da quando si sono sviluppate le biotecnologie, un altro grosso problema di questi prodotti è la possibilità che vengano utilizzati ingredienti come mais o oli geneticamente modificati.

 

RETROSCENA SOCIALE

Tra gli oli usati per la frittura delle patatine spesso vi sono quelli di palma e di cocco perché resistono meglio alle alte temperature. Questi prodotti vengono da piantagioni in cui i lavoratori sono trattati in modo pessimo

 

CONSIGLI

Evitate del tutto gli snack salati e riducete l’uso di cracker e fette biscottate.

L’alimento più genuino è il pane e, se potete, compratelo dal vostro fornaio di fiducia.

 

 

Pasta, riso e tortellini

 

GRADO DI UTILITA’

La pasta è un alimento economico e sano che non fa ingrassare se consumato nelle giuste dosi e se non è seguito da altri piatti ricchi di grassi.

Il riso è la principale fonte di sostentamento per intere popolazioní ed è estremamente digeribile e genuino.

Dopo quello integrale, il riso migliore è quello “parboiled” perché ha subito una lavorazione con acqua calda e vapore che fissa le vitamine e i sali minerali all’interno del chicco.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Come tutti i prodotti dell’agricoltura moderna, anche i cereali subiscono il trattamento di fertilizzanti e pesticidi.

Rispetto alla produzione della pasta vale la pena segnalare che per risparmiare tempo molte industrie usano temperature di essiccamento di 90-100 gradi rispetto ai tradizionali 50-60 gradi.

Ciò, oltre a peggiorare le caratteristiche nutrizionali e a sprecare energia, facilita l’utilizzo di grano tenero che in Italia è considerato una frode alimentare.

 

CONSIGLI

I prodotti biologici garantiscono l’assenza di pesticidi e una qualità spesso migliore.

Per la pasta fresca conviene evitare quella con scadenze lunghe, che presuppongono trattamenti ad alte temperature che diminuiscono drasticamente il potere nutrizionale dei prodotto.

Infine consigliamo di privilegiare i prodotti confezionati in scatole di cartone invece che in plastica.

 

 

Piatti in busta

Piatti pronti alla cottura, budini e lieviti, preparati per pizze

 

GRADO DI UTILITA’

Pur essendo di veloce preparazione, le prestazioni nutrizionali dei piatti in busta non sono paragonabili a quelle di un analogo piatto fresco, non solo perché contengono ingredienti di seconda scelta, ma anche perché sono trattati chimicamente e contengono una miriade di additivi.

 

IMPATTO AMBIENTALE

La preparazione dei piatti in busta comporta quasi sempre uno spreco di energia rispetto all’analogo prodotto fresco. Ad esempio, la liofilizzazione subita da alcuni di questi alimenti è un processo molto dispendioso perché prevede vari passaggi sottovuoto a basse temperature. Va anche tenuto presente che questi prodotti richiedono confezioni abbondanti che vanno ad aumentare il cumulo di rifiuti che ogni giorno produciamo.

 

CONSIGLI

Conviene spendere qualche minuto in più in cucina per evitare questi prodotti, discutibili da vari punti di vista.

A chi dispone di poco tempo all’ora dei pasti consigliamo di preparare nel tempo libero il cibo per i giorni successivi.

 

 

Prodotti per l’igiene personale

Lamette, saponi, shampoo, bagnoschiuma, dentifrici, creme protettive

   

GRADO DI UTILITA’

L’igiene fa parte dei bisogni fondamentali e tutto ciò che serve a questo scopo, in linea di massima, rientra fra i prodotti utili. Gli shampoo sono saponi liquidi studiati per mantenere soffici i capelli.

Tuttavia non vanno usati troppo spesso perché se il capello è sgrassato di continuo, per reazione aumenta la produzione di grasso. Bisogna anche diffidare degli shampoo antiforfora, perché secondo alcuni provocano addirittura l’effetto opposto. Venendo ai dentifrici, va sottolineato che il fluoro, benché possa contribuire alla prevenzione delle carie, ad alte dosi danneggia i denti e può risultare addirittura cancerogeno.

Sembra che la dose di fluoro di cui abbiamo bisogno sia già contenuta nell’acqua che beviamo.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Il sapone è un prodotto innocuo per l’ambiente, ma non si può dire lo stesso per i conservanti, i profumi sintetici e i coloranti che vengono aggiunti.

Gli shampoo sono particolarmente ricchi di additivi e per questo sono fra i prodotti igienici più inquinanti.

In passato il sapone era confezionato solo in pezzi e praticamente non esisteva l’impatto ambientale da parte dell’imballaggio. Oggi invece sta diventando un problema perché si fa sempre più uso di detergenti liquidi contenuti in bottiglie di plastica.

   

 

Prodotti per l’infanzia

Biscotti e pappe, latte, omogeneizzati

 

GRADO DI UTILITA’

Se si escludono le farinate e gli omogeneizzati di carne, che sono molto comodi per il loro pronto impiego, tutti gli altri prodotti per l’infanzia non trovano molta giustificazione perché un bambino svezzato che mangia di tutto assorbe la giusta quantità di proteine e vitamine senza dover ricorrere a prodotti arricchiti in maniera artificiale di questi elementi.

 

IMPATTO AMBIENTALE

Nella nostra società si fa ampio ricorso al latte in polvere come sostitutivo del latte materno.

Senza considerare gli aspetti negativi per il bambino da un punto di vista psico-affettivo e sanitario, il latte artificiale ha anche un impatto ambientale.Infatti richiede campi (e relativi pesticidi) per coltivare i mangimi, allevamenti spesso intensivi, un processo di lavorazione ad alte temperature e un trasporto con alti costi energetici, confezionamenti di vario tipo spesso non riciclabili e quasi mai riciclati.

E’ quindi oziosa la tesi secondo la quale l’allattamento naturale sarebbe da sconsigliare perché nel latte materno c’è una maggiore percentuale di diossina: proprio i prodotti ad alta tecnologia come il latte in polvere producono danni all’ambiente che poi si ripercuotono negativamente sulla salute umana.

 

RETROSCENA SOCIALE

Il latte in polvere, creato per salvare la vita di bambini nati da donne che non hanno latte, è divenuto uno dei responsabili della morte di molti bambini nel Sud del mondo.

Le imprese forniscono gratuitamente il latte in polvere agli ospedali, incentivandoli ad usarlo.

Le madri non sono stimolate a secernere latte e quando escono dall’ospedale continuano a comprare quello artificiale. La scarsità di denaro, tuttavia, le induce ad usare il prodotto a forti diluizioni provocando nei bambini delle gravi forme di denutrizione. A ciò va aggiunto che molti bambini allattati al biberon contraggono delle diarree mortali perché poche mamme del Sud dei mondo riescono a sterilizzare le tettarelle e a mantenere il biberon in condizioni igieniche adeguate. Per arginare questa situazione, nel 1981 l’Organizzaione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato un codice internaionale che fra l’altro proibisce la fornitura di campioni gratuiti a puerpere e ospedali ed obbliga le ditte ad accompagnare i prodotti con istruzioni d’uso dettagliate in lingua locale.

Tale normativa, tuttavia, è continuamente violata dalla maggior parte dei produttori di latte artificiale.

 

CONSIGLI

Il latte in polvere dovrebbe essere usato solo in caso di reale necessità, perché l’allattamento al seno è di gran lunga la soluzione migliope.

Normalmente non è neanche necessario come latte di transizione da quello materno a quello vaccino, perché basta somministrare inizialmente latte vaccino diluito.

Conviene ridurre i cibi già pronti per bambini al minimo indispensabile.

In casa si possono preparare ottimi frullati e succhi di frutta che possono rimpiazzare gli omogeneizzati.

Conviene preferire i biscotti semplici a quelli arricchiti di vitamine e amminoacidi che, oltre ad essere causa di sovralimentazione, sono più difficilmente digeribili.

 

 

Prodotti vari per la casa

deodoranti, scope e stracci, guanti e spugnette, insetticidi,

cere per pavimenti, lucidanti, cere per scarpe, pellicole alimentari

 

IMPATTO AMBIENTALE

Premesso che i principi attivi degli insetticidi sono costituiti da prodotti chimici spesso dannosi anche per l’uomo, i problemi ambientali sono legati anche ai propellenti dei prodotti spray che, pur non arrecando più danno alla fascia di ozono perché non contengono più i clorofluorocarburi, sono comunque pericolosi e vanno usati con le dovute precauzioni. I prodotti per la pulizia del forno spesso contengono sostanze chimiche ustionanti come la soda caustica, perché i residui alimentari bruciacchiati sono difficili da togliere dalle pareti.

Le pellicole per gli alimenti contengono spesso PVC (polivinilcloruro), un prodotto che crea molti problemi; in fase di produzione per la salute dei lavoratori; durante l’utilizzo, per il possibile rilascio di additivi come gli ftalati; in fase di smaltimento, per la possibile produzione di diossina. Ricordiamo infine che la produzione dell’alluminio richiede molta energia: per ottenerne una tonnellata occorrono 4-6 tonnellate di petrolio. Il suo riciciaggio, che consentirebbe di risparmiare il 95% dell’energia, in Italia è ancora poco praticato.

 

CONSIGLI

Le alternative agli insetticidi sono le zanzariere, i repellenti naturali come la citronella, le creme naturali repellenti, i bastoncini e le candele aromatiche, gli oli essenziali da vaporizzare nella stanza.

Se proprio volete usare degli insetticidi cercate quelli a base di piretro che è un insetticida naturale, innocuo per l’uomo. Sconsigliamo i forni autopulenti per pirolisi (riscaldamento dei forno a temperature elevate) a causa dello spreco energetíco che comportano.Conviene comprare forni con pareti smaltate o forni autopulenti per catalisi, con pareti ricoperte da uno smalto poroso. Ancora più semplicemente basterebbe pulire il forno dopo ogni cottura con acqua calda ed un detergente per piatti o col bicarbonato di sodio. Per la pulizia dell’argento basta mettere a mollo l’oggetto in acqua bollente, sale e un foglio d’alluminio.Per pulire o asciugare in cucina è meglio utilizzare gli strofinacci rispetto alla carta da cucina che viene buttata via dopo l’uso. Esistono poi degli strofinacci per pulire la casa che non richiedono l’uso di detersivo in quanto catturano lo sporco e sgrassano grazie al particolare-tipo di materiale di cui sono composti. Questi sono da preferire per ridurre il consumo di detersivi.

Anche la carta di alluminio può essere riciclata se la buttiamo nei contenitori per raccolta differenziata delle lattine.

L’alluminio costituisce però una risorsa preziosa ed è quindi meglio limitarne l’utilizzo, ad esempio conservando i cibi in frigorifero nei contenitori di vetro con coperchio.