Un altro modello di sviluppo

"I prezzi non dovrebbero essere fissati al livello più basso possibile, ma a quello sufficiente per fornire ai produttori degli standard adeguati alle loro condizioni di vita." La frase non è tratta da un manifesto del movimento definito "no global". Risale al 1944 ed è opera di John Maynard Keynes, uno degli economisti che più hanno influenzato la Storia del Novecento. Questo suo pensiero è citato spesso dagli operatori del commercio equo e solidale, in quanto attribuisce un'importante legittimazione al principio cardine della loro attività: riconoscere ai produttori un prezzo giusto, non quello che risulta dall'incontro di domanda e offerta, che nel caso di milioni di lavoratori del Sud del mondo è quasi sempre inferiore. [...] I fondatori del commercio equo e solidale constatarono spesso di persona, viaggiando o lavorando nei paesi poveri, la drammatica estensione delle disuguaglianze, con un Nord che si arricchiva sempre più nell'indifferenza delle tragedie del Sud.  Furono i nordamericani, sempre verso la metà del Novecento, [...] ad avviare le prime esperienze di commercio equo e solidale [...] ma già dalla fine degli anni cinquanta fu l'Europa a impugnare il testimone. Gli inglesi di Oxfam, una delle più importanti organizzazioni non governative del mondo, ebbero l'idea di vendere nei negozi dell'associazione i puntaspilli imbottiti fabbricati dai profughi cinesi riparati a Hong Kong. [...] Nel 1967 nei Paesi Bassi fu fondata Sos Wereldhandel, poi diventata Fair Trade Organisatie, la prima centrale di importazione di prodotti equi e solidali, e due anni dopo, a Breukelen, una cittadina olandese, fu aperto il primo negozio del fair trade (l'espressione inglese convertita in italiano come "commercio equo e soidale"). [...] Pagare i beni - non a caso merci coloniali - a un prezzo superiore a quello di mercato, anticipare il pagamento del raccolto o del prodotto finito per sottrarre contadini e artigiani dalla morsa dell'usura e allacciare rapporti duraturi con i produttori più poveri, svantaggiati e marginali: attuando queste regole le basi del fair trade erano già gettate.

(tratto da: Lorenzo Guadagnucci, Fabio Gavelli, La crisi di crescita. Le prospettive del commercio equo e solidale, Feltrinelli)  

 

Commercio equo e solidale 

Perchè i piccoli agricoltori e artigiani non restino in balia dei mercati e degli intermediari, per produrre in modo non inquinante e basato su metodi naturali, perchè il consumatore sappia dove va a finire ogni lira del prezzo che paga.

 

      "Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica.

Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe del Mondo, importatori e consumatori" (dalla Carta Europea dei Criteri del Commercio Equo e solidale, 1999). 

In Africa, Asia, America latina, gruppi di produttori si sono organizzati da tempo nel tentativo di sfuggire alle regole del commercio internazionale e allo sfruttamento che ne deriva. Il Commercio Equo e Solidale (Cees) è una forma di cooperazione tra produttori del Sud e consumatori del Nord.

Il Cees, saltando i normali canali di intermediazione, crea un collegamento diretto tra produttori del sud e consumatori del nord, fornendo ai primi i canali per commercializzare i loro prodotti, con il duplice obiettivo di contribuire ai processi di liberazione nei paesi in via di sviluppo e di far crescere un atteggiamento responsabile nei consumatori dei paesi più ricchi.

La creazione di rapporti commerciali equi permette l’instaurarsi di processi di autosviluppo e di autogestione nelle comunità del Sud; d’altra parte, aumenta la consapevolezza e la responsabilizzazione dei consumatori rispetto ai meccanismi che creano gli squilibri.

Commercio Equo e Solidale significa, per centinaia di migliaia di persone in America Latina, in Africa ed in Asia, accesso ad acqua pulita, abitazioni migliori, formazione di base e professionale, aumento di reddito da destinare ad una migliore alimentazione, all’educazione dei figli, al miglioramento della qualità della vita.

Commercio Equo e Solidale significa anche maggior autostima e fiducia, significa riprendere in mano il proprio futuro.

Come opera concretamente il CES?

Oltre a questi criteri operativi, è possibile individuare tutta un’altra serie di priorità che il CES si pone: