Il Parlamento europeo,
- vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 1991 su un sostegno attivo
ai piccoli coltivatori di caffè del Terzo mondo mediante una politica
mirata di approvvigionamento e di introduzione di tale prodotto nelle
istituzioni comunitarie,
- vista la sua risoluzione del 19 gennaio 1994 sulla promozione del
commercio equo e solidale fra Nord e Sud,
- visto il parere del Comitato economico e sociale in merito al
movimento "European Fair Trade marking",
- visti la proposta di regolamento (CE) del Consiglio che applica
speciali disposizioni di incentivo in materia di diritti del lavoro e
tutela ambientale previsti agli articoli 7 e 8 dei regolamenti (CE) del
Consiglio nn. 3281/94 e 1256/96 che applicano il regime di preferenze
tariffarie generalizzate per quanto riguarda alcuni prodotti agricoli e
industriali provenienti dai paesi in via di sviluppo e i suoi pareri del
16 dicembre 1997 in materia,
- vista la sua risoluzione del 15 maggio 1997 sull'etichettatura
sociale,
- visto il sondaggio Eurobarometro 1997 "Atteggiamenti dei
consumatori UE nei confronti delle banane Fair Trade",
- vista la sua risoluzione del 2 ottobre 1997 sul Libro Verde della
Commissione sulle relazioni tra l'Unione europea e i paesi ACP all'alba
del XXI secolo - Sfide e opzioni per un nuovo partenariato,
- vista la sua risoluzione del 1° aprile 1998 sulla comunicazione
della Commissione concernente gli orientamenti per il negoziato di nuovi
accordi di cooperazione con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del
Pacifico (ACP),
- visto l'articolo 148 del suo regolamento,
- visti la relazione della commissione per lo sviluppo e la
cooperazione e il parere della commissione per le relazioni economiche
esterne,
A. considerando che il commercio equo e solidale (c.e.s.) si è
rivelato uno dei modi più efficaci per promuovere lo sviluppo,
B. considerando l'importanza dell'esperienza del c.e.s. come
strumento per favorire lo sviluppo dell'uomo e promuovere regole
internazionali in materia economica e commerciale ispirate a maggiore
giustizia ed equità tra Nord e Sud,
C. considerando che le attuali strutture commerciali internazionali
continuano ad essere profondamente ingiuste, perché consentono ai paesi
in via di sviluppo di esportare in ampia misura prodotti primari per la
trasformazione nei paesi industrializzati dove viene apportato gran
parte del valore aggiunto,
D. considerando che le condizioni sociali ed ambientali costituiscono
importanti fattori che determinano la qualità della vita e fattori
indispensabili di sviluppo,
E. considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto
che negli accordi internazionali e nelle norme OMC siano inserite
clausole sociali ed ambientali,
F. considerando che il c.e.s. dovrebbe essere promosso a livello
istituzionale: nella politica di sviluppo globale dell'UE, attraverso il
futuro accordo con i paesi ACP che subentrerà all'attuale Convenzione di
Lomé e attraverso il regolamento ALA,
G. considerando che, per agevolare in modo coerente il c.e.s., non è
possibile limitarsi ad applicare misure nel quadro della politica di
sviluppo, ma occorre tenerne conto tra l'altro anche nel contesto della
politica commerciale e della politica agricola,
H. considerando che il principale obiettivo del c.e.s., a breve
termine, è fornire maggiori opportunità ai piccoli produttori e ai
lavoratori dei paesi in via di sviluppo e, in tal modo, apportare un
contributo alla promozione di uno sviluppo sociale ed economico durevole
per le loro popolazioni,
I. considerando che, a più lungo termine, il c.e.s. mira a orientare
il sistema commerciale internazionale in un senso più equo, istituendo
un esempio ed esercitando pressioni su governi, organizzazioni
internazionali e imprese affinché ne riconoscano e adottino le
componenti principali,
J. considerando che è opportuno nel quadro del c.e.s. tener conto del
ruolo attivo delle donne che sono i principali soggetti economici di uno
sviluppo sostenibile,
K. considerando che il c.e.s. opera in senso positivo sulla
sensibilizzazione globale in merito alle relazioni Nord-Sud, soprattutto
attraverso il rafforzamento della cooperazione da cittadino a
cittadino,
L. considerando che, visto il successo del c.e.s. come forma di
cooperazione, sussiste il rischio di un abuso di tale concetto,
M. considerando che deve essere salvaguardato il particolare
significato del c.e.s. e contrastato qualsiasi processo di degrado del
c.e.s. in forme di commercio che nulla hanno a che fare con la
promozione di nuove e più eque regole per le relazioni Nord-Sud,
N. considerando che non sono stati stabiliti in ambito c.e.s. criteri
autenticamente comuni in merito a quanto costituisca "commercio equo e
solidale",
O. considerando che è opportuno stabilire certi criteri minimi per il
c.e.s.,
P. considerando che il sostegno UE al c.e.s. deve basarsi sugli
stessi criteri,
Q. considerando che la Commissione dovrebbe valutare se tali criteri
siano rispettati nel valutare le domande di progetti,
R. considerando quindi che è molto importante che il settore del
c.e.s. pervenga ad una definizione comune del concetto di "commercio
equo e solidale" così che il settore stesso possa essere chiaramente
delimitato rispetto ad altre forme di commercio e al tempo stesso resti
spazio per lo sviluppo di nuovi prodotti e mercati,
S. considerando che una tale definizione può offrire il quadro per
gli aiuti UE alle attività di c.e.s.,
T. considerando che la fiducia del consumatore nei prodotti del
c.e.s. trarrà vantaggio dall'applicazione trasparente di criteri e
meccanismi di controllo autonomi altrettanto trasparenti,
U. considerando che sarebbe opportuno incoraggiare misure che
conferiscano maggiore credibilità agli organismi di certificazione
c.e.s.,
V. considerando che la certificazione c.e.s. deve essere distinta dal
commercio di prodotti c.e.s.,
W. considerando che esiste un costante bisogno di sostenere
organizzazioni partner nei paesi in via di sviluppo per quanto riguarda
il design di prodotti, il controllo di qualità, la conoscenza dei
mercati europei, metodi di produzione sostenibili ecc.,
X. preoccupato per il fatto che non esiste in seno alla Commissione
alcuna politica chiara per quanto riguarda il c.e.s. e non è in atto
alcun coordinamento strutturato fra le varie Direzioni generali,
Y. considerando che l'aiuto e il sostegno attualmente forniti alle
organizzazioni che promuovono il c.e.s. è limitato e frammentato,
Z. considerando che gran parte del sostegno comunitario al settore
c.e.s. è stato quindi finora utilizzato per promuovere l'opera di
sensibilizzazione all'interno dell'Europa,
AA. considerando che la recente indagine effettuata da Eurobarometro
rivela chiaramente una maggiore sensibilizzazione nei confronti del
concetto di c.e.s.; che, tuttavia, tale sensibilizzazione è
sostanzialmente diversa tra i paesi UE,
AB. sottolineando la complementarità del c.e.s., nel senso stretto
del termine, e dei vari codici di condotta e accogliendo con grande
soddisfazione le recenti iniziative concernenti codici di condotta quali
la Clean Clothes Campaign e la Ethical Trading Initiative,
AC. considerando il valore simbolico e l'effetto promozionale
derivante dall'impiego da parte di tutte le istituzioni comunitarie di
prodotti c.e.s. nei loro servizi interni, come già richiesto dal
Parlamento europeo,
AD. considerando che le attuali politiche di accesso ai mercati
possono provocare difficoltà alle società che commercializzano prodotti
c.e.s.,
AE. considerando che il Direttore generale dell'OMC ha comunicato
alla commissione per lo sviluppo e la cooperazione che esistono
strumenti compatibili con l'OMC grazie ai quali i governi possono
sostenere il c.e.s., purché non creino discriminazioni tra i paesi in
via di sviluppo,
AF. considerando che l'OMC prevede speciali misure aggiuntive da
adottare a sostegno dei paesi in via di sviluppo e che fra breve
inizierà una nuova tornata negoziale dell'OMC,
1. chiede alla Commissione di fare in modo che il sostegno al c.e.s.
diventi elemento integrante della politica estera, di cooperazione allo
sviluppo e commerciale dell'UE, compreso lo sviluppo di codici di
condotta per le società multinazionali operanti nei paesi in via di
sviluppo e, in particolare, di garantire un adeguato coordinamento tra
le direzioni e i servizi competenti nonché di istituire le necessarie
strutture amministrative per metterlo in pratica;
2. chiede che la promozione del c.e.s. sia inserita come strumento di
sviluppo nella conclusione di un nuovo accordo con i paesi dell'Africa,
dei Caraibi e del Pacifico (ACP); chiede inoltre che sia incluso negli
accordi di cooperazione con i paesi contemplati dal regolamento ALA;
3. sollecita la Commissione a presentare al più presto una
comunicazione sul c.e.s.;
4. invita la Commissione a realizzare uno studio globale sulle
possibilità di fornire ulteriore sostegno al c.e.s.;
5. invita la Commissione a migliorare il coordinamento delle sua
attività nel settore del c.e.s. tra le varie DG responsabili per lo
sviluppo, gli scambi, gli affari sociali e le questioni attinenti ai
consumatori, ai diritti dei lavoratori, alle piccole e medie
imprese;
6. raccomanda la creazione di una distinta linea di bilancio per il
c.e.s.;
7. invita la Commissione ad utilizzare le risorse dedicate al
c.e.s.:
- nei paesi in via di sviluppo, comprese le misure per aprire nuovi
progetti c.e.s., fornire assistenza tecnica, compresa adeguata
assistenza tecnica e formazione in materia di previsione del mercato e
sviluppo di programmi economici, e stabilire regimi di credito rotativo
ad interessi agevolati, incoraggiare il passaggio alla fabbricazione
(valore aggiunto) di prodotti e assicurare la capacità di rispettare i
criteri sanitari e di sicurezza europei,
- in ambito UE, per sostenere la promozione degli scambi e l'accesso
ai mercati di prodotti c.e.s. provenienti da comunità svantaggiate;
8. invita la Commissione, per quanto riguarda il cofinanziamento dei
progetti c.e.s. in Europa:
- ad ammettere progetti che uniscano l'aiuto allo sviluppo nei paesi
terzi con azioni di educazione allo sviluppo nell'Unione europea,
- a studiare le modalità di sostegno a progetti c.e.s. presentati da
organizzazioni, associazioni e altri organismi diversi dalle ONG per lo
sviluppo (le quali già hanno accesso alla linea del cofinanziamento
ONG);
9. si rallegra dell'inserimento di specifiche clausole sociali ed
ambientali nel SPG come primo tentativo di introdurre criteri sociali ed
ecologici nel sistema commerciale internazionale che, in quanto tale,
costituisce un importante precedente; deplora tuttavia che, allo stato
attuale, la proposta non sia sufficientemente generosa da segnare
un'autentica svolta per i singoli produttori c.e.s.;
10. ritiene che il c.e.s., per non dare adito ad abusi, dovrebbe
perlomeno rispettare i seguenti criteri:
- acquisti diretti: società europee che importano direttamente da
organizzazioni di produttori locali senza intermediari, diverse dalle
organizzazioni di esportazione costituitesi a vantaggio di tali
prodotti, fatta eccezione per le organizzazioni che, in ragione della
loro situazione particolare, non possono esportare senza
intermediari,
- un prezzo equo formato dal prezzo corrente di mercato, laddove
esista, più un premio c.e.s., fermo restando che tale prezzo non può
scendere al di sotto di una certa soglia,
- pagamento parziale anticipato, se richiesto dal produttore,
- mancanza di monopoli di importazione o vendita, per garantire
libero accesso ai prodotti c.e.s. a organismi commerciali e punti
vendita,
- trasparenza dei prezzi, informando il consumatore sul prezzo
effettivo ottenuto dal produttore,
- relazioni stabili e di lunga durata con i produttori,
- condizioni di produzione che rispettino le convenzioni OIL in caso
di impiego di salariati,
- nessuna discriminazione tra uomini e donne e nessun ricorso al
lavoro infantile,
- rispetto dell'ambiente, protezione dei diritti dell'uomo e, in
particolare, dei diritti delle donne e dei bambini nonché rispetto dei
metodi di produzione tradizionali che favoriscono lo sviluppo economico
e sociale;
- rispetto dello sviluppo endogeno e sostegno all'autonomia delle
popolazioni locali;
11. invita la Commissione a sostenere solo i progetti che rispettano
pienamente tutti questi criteri, sempre che i prodotti oggetto di tali
progetti si conformino ai criteri in materia sanitaria, di sicurezza e
igiene applicabili nell'Unione europea; esorta comunque la Commissione a
tener conto anche degli sforzi compiuti per soddisfare tali criteri e a
considerare nel quadro di tale sostegno i motivi addotti a
giustificazione del mancato rispetto;
12. invita la Commissione a includere fra le sue priorità i progetti
realizzati da donne;
13. ritiene che le delegazioni della Commissione nei paesi terzi
debbano partecipare all'individuazione di nuovi progetti c.e.s. che
rientrano nei criteri citati e che sono ammissibili ad un sostegno
finanziario dell'UE;
14. sollecita i principali operatori del settore c.e.s.
(organizzazioni di certificazione, importatori, punti vendita) ad
operare in linea con i criteri di cui al paragrafo 10 al fine di
salvaguardare la credibilità del movimento c.e.s.;
15. incoraggia la creazione di un marchio comune c.e.s.; invita la
Commissione a fornire assistenza in materia e, in generale, a operare
con le organizzazioni di certificazione per rafforzare la credibilità e
la notorietà nonché impedire l'uso illecito del termine c.e.s. che
potrebbe confondere i consumatori;
16. sottolinea l'indispensabilità che tutte le organizzazioni di
certificazione, compresi i registri di prodotti costituiti, operino
indipendentemente dalle organizzazioni impegnate nell'importazione o
nella vendita dei prodotti;
17. raccomanda che le organizzazioni di certificazione c.e.s.
ottengano lo standard EN 45011 per quanto riguarda le norme delle
agenzie di certificazione;
18. raccomanda la creazione di un organo di coordinamento di tutti
gli importatori europei di prodotti c.e.s. che rispettino i criteri, al
fine di ottimizzare l'utilizzo di strutture e dell'informazione nonché
creare un unico interlocutore con le istituzioni europee;
19. invita la Commissione a dedicare particolare attenzione ai
programmi che promuovono la trasformazione dei prodotti nei paesi in via
di sviluppo (valore aggiunto), specialmente nel campo dei prodotti
alimentari, che comporta non solo prezzi più competitivi, ma anche il
trasferimento di tecnologie e competenze;
20. invita gli Stati membri a promuovere l'opera di sensibilizzazione
in merito al c.e.s. in ambito scolastico;
21. invita parimenti gli Stati membri a promuovere l'opera di
sensibilizzazione dei consumatori affinché possano disporre di tutte le
informazioni necessarie alla loro scelta;
22. sollecita la Commissione a tener conto delle iniziative c.e.s.
all'atto della formulazione della politica commerciale;
23. invita la Commissione a istituire meccanismi compatibili con
l'OMC per sostenere le iniziative c.e.s. in modo non
discriminatorio;
24. invita la Commissione ad incoraggiare, nel quadro degli accordi
commerciali internazionali, una riduzione dei dazi doganali per i
prodotti trasformati;
25. invita al riguardo la Commissione e il Consiglio a concedere
ulteriori preferenze ai prodotti che siano certificati come prodotti
ottenuti in base alle norme riconosciute di c.e.s., come ad esempio
aliquote IVA e fiscali nonché dazi doganali preferenziali;
26. invita il Consiglio e la Commissione a chiedere che siano inclusi
nei prossimi negoziati OMC sostegni a favore del c.e.s. e a fornire
specifici incentivi commerciali destinati a promuovere migliori
condizioni sociali e ambientali nei paesi in via di sviluppo;
27. invita la Commissione a potenziare l'entità del sostegno e ad
armonizzare le procedure interne affinché sia disponibile un sostegno
coerente;
28. ribadisce la raccomandazione all'insieme delle istituzioni
europee di utilizzare prodotti c.e.s. nei loro servizi interni,
29. invita la Commissione, consultato il settore del c.e.s., a
presentare al Parlamento una valutazione esaustiva dei vantaggi e degli
svantaggi connessi ad una linea specifica di bilancio per il c.e.s. e a
predisporre le necessarie misure per facilitare l'accesso ai fondi
disponibili per il c.e.s. a tutte le parti impegnate nel settore, nel
rispetto dei criteri di cui al paragrafo 10;
30. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione
alla Commissione e al Consiglio.